«I dati ambientali non si ‘sfoltiscono’, né si cancellano con il bianchetto burocratico. Ciò che sta accadendo con gli ultimi aggiornamenti dei database Arpav sulla presenza di Pfas nelle acque del Vicentino è gravissimo e richiede risposte immediate e trasparenti».
A denunciarlo è Carlo Cunegato, consigliere regionale di Alleanza Verdi e Sinistra (Avs), sul confronto tra le banche dati pubbliche di Arpav di gennaio 2026 e quelle aggiornate a luglio-agosto 2026.
«Dall’analisi comparata delle rilevazioni sulle acque sotterranee – spiega Cunegato – emerge un’operazione sconcertante: decine di dati e punti di monitoraggio presenti nel database di inizio anno sono letteralmente scomparsi con l’ultimo aggiornamento. Guarda caso, il ‘taglio’ va a colpire aree storicamente e criticamente delicate, come quelle vicine ai depositi TRS della Pedemontana o all’area delle cave tra Marano e Thiene.
Basta mettere a confronto le due edizioni del database per rendersi conto dell’entità delle rimozioni. A Montecchio Precalcino, dove nel database di gennaio erano disponibili le rilevazioni fino al 2025, nell’aggiornamento di luglio i dati si fermano misteriosamente al 2019, con la scomparsa di ben sei anni di monitoraggi. A Thiene i risultati di analisi crollano da 124 a soli 39, mutilando una serie storica che partiva dal 2013. Censure analoghe si registrano a Marano Vicentino, dove i dati sono rimasti bloccati al 2022, mentre nei comuni di Dueville e Caldogno assistiamo a una drastica riduzione dei punti di monitoraggio e alla totale assenza delle rilevazioni del 2026.
Giustificare la sparizione di questi dati con l’ipotetica implementazione di un dataset omogeneo, costantemente aggiornato e che quindi dovrebbe garantire maggiore chiarezza, è un insulto all’intelligenza dei cittadini. In un territorio dove moltissime famiglie, come a Dueville — tema su cui tiene costantemente alta l’attenzione il gruppo consiliare ‘Esserci per Dueville’ —, non sono servite da acquedotto e dipendono dai pozzi privati per l’acqua potabile, conoscere lo stato della falda non è una curiosità statistica, ma un diritto sacrosanto alla salute e alla stima del rischio. Nascondere o eliminare le serie storiche dei rilievi non crea affatto chiarezza, bensì sfiducia e forte sospetto.
ARPAV rappresenta un presidio fondamentale di tutela pubblica e la sua credibilità non può essere minata da scelte opache di questo tipo. Chi ha deciso di sovrascrivere e rimuovere dati che erano già pubblici? Per quale motivo sono stati cancellati proprio i monitoraggi vicini a cantieri e infrastrutture sensibili? Depositerò un’interrogazione regionale urgente alla Giunta e all’Assessore all’Ambiente per pretendere la reintegrazione immediata di tutti i dati storici rimossi e la pubblicazione integrale di tutte le campionature effettuate nel 2026. La salute pubblica si difende con la verità e con la massima trasparenza, non nascondendo la polvere — o i Pfas — sotto il tappeto».
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