Il Partito Democratico rivendica l’opera come il risultato di quindici anni di governo cittadino. I documenti raccontano però una storia molto più lunga. E mostrano che alcune delle criticità individuate dagli stessi strumenti di pianificazione comunale restano ancora aperte.

Nel recente post dedicato al nuovo collegamento tra il casello A31 e la Nuova Gasparona, il Partito Democratico ha rivendicato l’opera come il risultato di quindici anni di governo cittadino. La documentazione ufficiale racconta però una storia molto più lunga.

Lo stesso Comune di Thiene ricorda infatti che il collegamento tra il casello autostradale e la Nuova Gasparona era già previsto dal Piano Regolatore Generale del 1975 e che l’opera è stata perseguita dalle amministrazioni che si sono succedute negli ultimi cinquant’anni.

Cinquant’anni. Non quindici.

Ed è probabilmente questo il dato più interessante dell’intera vicenda.

Nel frattempo la città è cambiata. Sono cresciute le aree industriali, si sono sviluppati i poli commerciali e sono aumentati i flussi di traffico provenienti dall’Alto Vicentino e dall’autostrada. Il nodo formato dalla SP349 del Costo, dalla SP111 Nuova Gasparona, da via Gombe e dal casello A31 è progressivamente diventato uno dei punti più delicati dell’intera rete viaria del territorio.

La stessa documentazione progettuale della società Autostrada Brescia Verona Vicenza Padova ricorda che il progetto preliminare della bretella venne predisposto già nel 2004 per l’inserimento nel Piano Finanziario della concessionaria. Dal 2007 l’opera risulta inserita nella Convenzione Unica vigente. Successivamente entra nella pianificazione provinciale, viene recepita dagli strumenti urbanistici comunali e approda alle procedure ambientali fino all’attuale fase realizzativa.

Siamo quindi di fronte ad un’infrastruttura che attraversa mezzo secolo di pianificazione urbanistica e oltre vent’anni di progettazione concreta.

Proprio per questo motivo la questione più interessante oggi non riguarda tanto la paternità politica dell’opera quanto la qualità della soluzione che verrà consegnata alla città.

Perché analizzando il progetto definitivo emergono almeno due interrogativi.

IL NODO DEL POLO COMMERCIALE

Il primo riguarda il polo commerciale oggi servito da Tosano.

La nuova bretella rappresenta senza dubbio un miglioramento dei collegamenti tra la Nuova Gasparona e il casello autostradale. Tuttavia il traffico diretto all’area commerciale continua a gravitare sul medesimo comparto viario e sulla rotatoria che ne regola gli accessi. La nuova configurazione concentra nello stesso sistema il traffico proveniente dalla bretella, quello diretto al polo commerciale, quello della zona industriale e quello locale.

La domanda è semplice: dopo cinquant’anni di studi, progetti e varianti, era possibile arrivare a una separazione più netta tra il traffico di attraversamento e quello generato dalla principale area commerciale della città?

IL NODO DI VIA DELL’AUTOSTRADA

Il secondo nodo riguarda via dell’Autostrada. Ed è probabilmente il tema più rilevante.

Nel Piano Urbano del Traffico del Comune di Thiene uno degli obiettivi specifici è proprio quello di mettere in sicurezza il tratto di via dell’Autostrada e di eliminare i punti neri di via Gombe e dello stesso asse di via dell’Autostrada.

Non si tratta però di una criticità emersa negli ultimi anni.

Già nel 2018 il Comitato dei Presidenti dei Comitati di Quartiere aveva sottoposto all’amministrazione comunale la necessità di intervenire su quell’asse viario, evidenziando la crescente congestione del traffico e proponendo una più netta separazione tra i flussi di attraversamento e quelli locali.

Tre anni dopo lo stesso Comune, attraverso il PUT, arrivava a conclusioni sostanzialmente analoghe. Il Piano individua infatti la necessità di mettere in sicurezza via dell’Autostrada e propone, come possibile soluzione, il raddoppio della carreggiata e il delivellamento dell’intersezione con via Cappuccini.

Una valutazione che trova conferma nell’esperienza quotidiana di migliaia di automobilisti. È qui che già oggi, negli orari di punta coincidenti con l’entrata e l’uscita dei lavoratori delle zone industriali di Thiene e Schio, la circolazione rallenta fino a congestionarsi. È qui che confluiscono i flussi provenienti dall’autostrada, dalle aree industriali, dal polo commerciale e dalla viabilità diretta verso Schio e l’Alto Vicentino.

La rotatoria di via Cappuccini rappresenta ormai uno dei punti più sollecitati dell’intera rete viaria cittadina. Ed è proprio qui che continua a transitare anche una quota rilevante del traffico proveniente dalla zona industriale di Schio.

Ancora più esplicita è l’analisi contenuta nel PUT. Lo studio rileva infatti che, nell’ora di punta serale del venerdì, il nodo movimenta oltre 3.300 veicoli in uscita e circa 3.100 veicoli in ingresso, concludendo che l’intersezione risulta ormai satura e impossibilitata a ricevere ulteriori carichi di traffico.

Non si tratta quindi di una semplice percezione degli automobilisti costretti quotidianamente alle code, ma di una criticità misurata e documentata dagli stessi strumenti di pianificazione comunale.

Eppure la bretella arriva oggi alla fase realizzativa senza che tali interventi siano stati ricompresi nell’opera.

È quindi inevitabile una domanda.

Se da almeno sette anni erano note sia le criticità sia le possibili soluzioni, quale contributo hanno dato le amministrazioni che hanno governato Thiene negli ultimi quindici anni — e delle quali il Partito Democratico ha sempre fatto parte, esprimendo dal 2012 al 2022 anche l’assessore ai lavori pubblici — nel modificare, migliorare o integrare le scelte progettuali che hanno portato dal progetto preliminare a quello definitivo ed esecutivo?

Perché se oggi il Partito Democratico rivendica legittimamente il risultato finale, è altrettanto legittimo chiedersi quale contributo abbia dato nel tentativo di risolvere quei nodi che gli stessi documenti comunali continuano a indicare come prioritari.

Nessuno mette in discussione l’utilità dell’opera. Dopo mezzo secolo di attesa sarebbe difficile sostenere il contrario.

La domanda è un’altra.

Se questa infrastruttura rappresenta davvero il risultato di cinquant’anni di pianificazione, progettazione e confronto istituzionale, era possibile sfruttare l’occasione per risolvere in modo più radicale anche quei nodi che da decenni condizionano la viabilità del quadrante sud della città?

Perché realizzare la bretella era necessario.

Ma il vero vanto sarebbe stato aver risolto definitivamente quei problemi che ne hanno giustificato la realizzazione e che da decenni residenti, lavoratori e attività economiche chiedono di affrontare.

Mds

 

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