Continua a ripeterlo in questi giorni a chi gli chiede se è intenzionato a fare un secondo mandato. Giampi Michelusi confida di essere stanco, molto stanco, perché fare il primo cittadino non è cosa facile, specie se hai un carattere come il suo.
Michelusi ha “preso di petto” il suo mandato in questi quattro anni, mettendoci anima e corpo e dando tutto se stesso. Chi gli è stato accanto racconta di intere giornate in Comune fino a sera tarda e di come, con il suo fedelissimo Nazzareno Zavagnin, si recasse in zone a rischio anche da solo, “armato” di torcia, per andare a vedere di persona quanto avveniva nei parchi pubblici o nei luoghi segnalati da chi lo avvisava che, in una zona di Thiene, c’era qualche movimento sospetto.
Ma i problemi di un Comune non sono solo questi e gli addetti ai lavori lo sanno bene. C’è un bilancio da far quadrare, i servizi da garantire ai cittadini, i “no” che qualcuno non manda giù e le critiche che Michelusi non ha mai saputo digerire, nonostante in molti, anche tra gli amici, gli abbiano fatto capire che, quando ricopri un ruolo come il suo, è naturale che qualcuno ti attacchi. E sui social si attacca chiunque, che tu sia un sindaco, un presidente di Regione, il direttore di un giornale, un medico, un ingegnere o un conduttore televisivo. Michelusi, però, ha dimostrato un’eccessiva permalosità, arrivando a pensare che, se qualche quotidiano locale pubblicava un articolo di cronaca nera, si volesse attaccare lui; oppure che, se veniva riportata la notizia di una multa a un bar per il volume troppo alto della musica, si intendesse offuscare la sua figura di sindaco. Inutile spiegargli che, a prescindere da chi fosse il primo cittadino, se arrivano due camper di nomadi in città, giusto per fare un esempio che non riguarda Thiene, i cronisti devono scriverlo, specie se sono i cittadini a inviare in massa lettere di protesta.
Forse è anche per questo che Michelusi, in questi quattro anni, si è stancato più del dovuto, arrivando, nei momenti di maggiore stress, a contattare telefonicamente chi scriveva qualcosa sui social che lui riteneva offensivo, intimandogli di non farlo più.
Una cosa è certa: Michelusi ce l’ha messa tutta e fare il sindaco non è facile ai tempi dei social network, dove vieni attaccato anche solo perché respiri.
L’opposizione di Giulia Scanavin
Michelusi ha sofferto parecchio l’opposizione di Giulia Scanavin, che, a differenza delle altre minoranze, non gliene ha fatta passare una. Ai lettori il giudizio se sia Giulia Scanavin a essere eccessiva o se, invece, siano stati gli altri consiglieri di opposizione a essere più “morbidi”.
«Io ho fatto solo il mio dovere – spiega Scanavin –. Per me fare l’amministratrice, perché lo sono anch’io, significa vigilare sull’operato della maggioranza. Funziona così in tutti i Comuni d’Italia, funziona così in Parlamento: non capisco perché non avrei dovuto farlo io. È grazie a me se la città conosce la vicenda dell’Istituto Musicale, sulla quale si è finiti a colpi di carte bollate, e la vicenda della privacy delle telecamere denunciata dal sindaco De Peron, che ha confermato quanto da me sostenuto. Io sono libera, forse anche troppo puntigliosa, lo ammetto, ma ho fatto opposizione secondo coscienza, ritrovandomi contro perfino i miei colleghi dell’opposizione. A un certo punto non ho capito se facessero opposizione a me o alla maggioranza. Io certe cose non le capisco: va bene che non siamo nemici, ma solo avversari politici, però ho assistito e subito fatti che mi fanno vacillare sulla loro onestà intellettuale. A volte ci si dimentica del proprio ruolo: noi rappresentiamo una parte della cittadinanza che ci ha votati con fiducia e che dovremmo rappresentare con sincerità. Anche noi abbiamo un mandato elettorale e veniamo giudicati in base a come lo esercitiamo. Ditemi voi se è giusto – continua Scanavin con voce più sostenuta – che un sindaco approfitti del proprio ruolo e occupi gratuitamente un posto al mercato, mentre tutti gli altri devono pagare. Avrei capito se avesse accolto le richieste dei cittadini in uno spazio all’interno del Comune, ma allestire un gazebo utilizzando gli operai e un’impiegata del Comune per un’iniziativa che sfiora la propaganda elettorale a meno di un anno dalle elezioni lo trovo ingiusto. Ho chiesto in Comune se potessi fare anch’io la stessa cosa: sono anch’io un’amministratrice, mi è stato risposto che dovrei pagare. Invito Michelusi a non allestire più il suo banchetto, dato che ci avviciniamo alle elezioni, affinché tutti gli aspiranti candidati abbiano pari opportunità di visibilità. Quella del mercato – conclude Scanavin – è una vetrina importante e, che si candidi o no, è giusto che adesso si metta sullo stesso piano di tutti gli altri, senza utilizzare strumenti di propaganda abusando del proprio ruolo di sindaco. Se vuole essere corretto, smetta con quel gazebo pagato con i soldi dei contribuenti. I cittadini vengano ricevuti in Comune».
N.B.
Stampa questa notizia




