È tempo di vacanze, di chiappe a mollo e, per la politica thienese, di telefonate. Tante.  Dietro la pausa estiva, lontano dai riflettori, si continua a ragionare sulle prossime elezioni comunali. Si sondano disponibilità, si fanno conti, si cercano alleanze e, soprattutto, si cerca di capire chi abbia davvero intenzione di mettersi in gioco. Tra i telefoni più «roventi» c’è quello di Manuel Benetti, che appare al momento uno dei più “vivaci” sulla scena. E, soprattutto, uno dei meno intenzionati a lasciare qualcosa di intentato. Benetti si muove, parla, incontra e sembra avere le idee piuttosto chiare: questa volta vuole giocarsela fino in fondo. Non mette minimamente in conto che i thienesi possano averlo osservato e giudicato in questi anni, per l’opposizione fatta in aula consiliare. Lui guarda al futuro.

Sul fronte opposto, resta il grande punto interrogativo rappresentato dal sindaco uscente Giampi Michelusi. Anche se lui dichiara di non volersi candidare, di essere stanco e logorato,  a Thiene sono in pochi a considerare la partita definitivamente chiusa. Michelusi osserva ciò che accade intorno a lui, prende tempo e tiene in stand-by anche il Partito Democratico, che avrebbe già chiesto al sindaco di chiarire le sue intenzioni. Non è escluso che se a Michelusi non arrivassero proposte di alleanza dal centro destra, potrebbe ripiegare sui dem. Tra lui e il Pd non c’è stima ed è risaputo da tutta la città, ma si sa che pur di arrivare alla meta ogni strategia diventa attuabile. Questo è il fascino-orrore della politica.

Michelusi è convinto di aver portato a termine un buon mandato. A frenarlo, più che i rapporti con il Pd , rapporti che nel corso degli anni non sono sempre stati semplici, nonostante una sostanziale convivenza politica,  sembrano essere soprattutto le incertezze che arrivano dal suo stesso perimetro. Nazzareno Zavagnin e Anna Maria Savio, due figure a lui vicine, sarebbero stanchi dopo anni di impegno amministrativo. Le sue braccia operative, i suoi fedelissimi. E questo pesa. Per ora, dunque, Michelusi guarda, valuta e aspetta. Poi si vedrà.

C’è poi Maria Gabriella Strinati, che mantiene un profilo ancora più prudente. E’ silenzioso, come nel suo stile, non si fida di nessuno: è guardinga come una gattina curiosa ma timorosa.  Forza Italia la spinge verso la candidatura a sindaco, ma lei sembra tutt’altro che convinta. Strinati è un’insegnante stimata, una di quelle figure che lasciano un segno nel percorso degli studenti, e in questi anni ha maturato un’importante esperienza amministrativa, anche grazie ai due mandati dell’era Casarotto. Ma non basta in politica.  Non sembra spaventarla la possibilità di un’avventura amministrativa. A  preoccuparla, piuttosto, è l'”energia” necessaria per affrontare una campagna elettorale. Perché chi conosce la politica sa che una competizione per la fascia tricolore può essere lunga, logorante e tutt’altro che tenera. E i colpi bassi, quando arrivano, possono fare più male degli schiaffi. Affrontare una campagna elettorale non è cosa facile, occorrono spalle larghe e pelo sullo stomaco: è l’era dei social che amplificano tutto e danno la parola a chi anche con l’ignoranza sa fare del male con parole espresse male.

 

Nel centrodestra c’è anche Giovanni Scarpellini, che aveva immaginato di poter riunire l’intero schieramento attorno al proprio nome. L’operazione, almeno per ora, non sembra essere riuscita. La delusione è forte, soprattutto per chi pensava che autorevolezza, esperienza e riconoscibilità potessero bastare a costruire una coalizione. Invece, come spesso accade in politica, sono emersi personalismi, ambizioni e veti incrociati. Una dinamica spietata alla quale Scarpellini non sembra essere particolarmente abituato e che rischia di complicare ulteriormente la partita del centrodestra. Scarpellini ha voglia di mettersi in gioco e non solo utilizzando il tema-sicurezza, ma pare abbia preparato un programma molto nutrito. Ma resta umile nonostante l’autorevolezza del proprio nome.

E poi c’è chi, al contrario, non sembra avere dubbi di sorta. È il più convinto di tutti. Gira per i bar, parla con le persone, racconta di avere già due liste pronte e di poter contare su un gruppo di cittadini che credono in lui. La convinzione è quella di chi pensa che, questa volta, possa davvero essere la volta buona.

Il problema è che, mentre gli aspiranti candidati fanno i loro conti, i thienesi continuano a non avere una vera visione di ciò che potrebbe essere la città nei prossimi anni.

È forse questo l’aspetto più curioso della situazione. Si discute di nomi, liste, alleanze, equilibri e possibilità di vittoria, ma molto meno di programmi. Come se la politica locale avesse ormai accettato l’idea che candidato, squadra e capacità di raccontare il futuro contino meno delle strategie elettorali.

Solo i romantici, forse, continuano a pensare che un programma serio, una buona conoscenza della città e una visione credibile del suo futuro possano fare la differenza.

Eppure saranno i cittadini a votare. Cittadini che, almeno una parte, non scelgono soltanto sulla base delle appartenenze o delle telefonate fatte sotto l’ombrellone. Vogliono conoscere chi si candida, ascoltarlo, capire cosa propone e soprattutto quale idea abbia di Thiene. Per ora, però, la campagna elettorale sembra essere cominciata prima ancora che siano chiari i candidati. Si lavora nelle retrovie, si tessono relazioni, si fanno telefonate e si misurano le ambizioni.

La città, intanto, aspetta. E prima o poi, oltre ai nomi, sarebbe utile cominciare a parlare anche di che cosa si vuole fare di Thiene.

Natalia Bandiera

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