Forse non tutti i piovenesi lo sanno ma hanno per vicino di casa un artista a dir poco illustre. Questo compaesano doc residente da sempre nel cuore del paese è il primo piovenese a disegnare una storia per il glorioso fumetto Topolino, in edicola da mercoledì 8 gennaio. Lorenzo De pretto, 48 anni, è nato e cresciuto praticamente con la matita in mano e ammette di aver realizzato il sogno di una vita e che da piccolo il suo idolo era proprio Walt Disney.

 

 

Ma De Pretto non è certo approdato da poco agli onori della cronaca fumettistica. Già noto per aver ideato e disegnato Prezzemolo, la mascotte di Gardaland, e per aver firmato le storie del mitico draghetto con i capelli rossi dal 1994 al 2004, il fumettista piovenese ha consumato centinaia di lapis disegnando, tra i vari successi, anche le storie a fumetti di Geronimo Stilton.

 

 

Lorenzo, come è approdato a questo importante traguardo? Non mi dica che è stato un colpo di fortuna…

 

‘La fortuna c’entra ben poco in questo settore, in realtà mi occupo di fumetti da tanto tempo e l’arrivo al settimanale Topolino è frutto della mia passione per il disegno e di tutto il lavoro svolto fino ad ora. In Disney sono molto esigenti e selettivi, si entra soltanto se si raggiunge lo standard qualitativo da loro stabilito. Pensi che recentemente Topolino ha indetto un concorso per assumere nuovi disegnatori. Si sono presentati in 700 e ne hanno selezionati soltanto 5’.

 

 

E lei come ha fatto a diventare uno di loro?

 

‘A maggio del 2013 ho spedito le mie prove alla Disney e dopo una periodo di prova mi hanno inviato la prima storia per Topolino, e cioè ‘Paperino, Paperoga e Gastone in: La partitona’, proprio quella che è stata pubblicata sul numero 3085 in uscita in questi giorni’.

 

 

Come passa la giornata lavorativa? Sempre con la matina in mano?

 

‘Diciamo che mi alterno tra matita, tavoletta grafica e computer. Oltre che a disegnare, svolgo l’attività di grafico pubblicitario in uno studio tutto mio. Inoltre da qualche anno assieme a un gruppo di professionisti locali mi occupo dell’organizzazione di SchioDesignFestival, un importante evento dedicato al design a tutto tondo. Il mio lavoro è molto vario, non ci si annoia proprio mai’.

 

 

La sua scelta di continuare a vivere a Piovene l’ha limitata nella carriera?

 

‘Forse all’inizio il fatto di non vivere a Milano o Roma mi ha precluso alcuni contatti e opportunità, ma ormai da qualche anno grazie alla rete per fortuna non è più così. Oggi con una tavoletta grafica e una connessione ad internet si può svolgere questo lavoro da qualsiasi luogo, anche da Piovene Rocchette’.

 

 

Prossimo sogno nel cassetto? Per quale personaggio dei fumetti le piacerebbe disegnare una storia?

 

‘Ho dei sogni e dei progetti che spero di realizzare presto, ma attualmente preferisco concentrarmi su questo ultimo traguardo cercando di perfezionare il mio stile sulle pagine di Topolino, per cui sto scrivendo anche delle sceneggiature con Zio Paperone, che spero vengano approvate. Non sono molti infatti gli autori completi all’interno del settimanale, in genere chi scrive non disegna e viceversa’.

 

Una sana invidia. Per quale collega?

 

‘Invidia nessuna, ammirazione per tanti! A partire da grandi autori Disney come Giorgio Cavazzano, per passare a Silver di Lupo Alberto o Quino di Mafalda fino ad arrivare a Albert Uderzo, il papà di Asterix che, non tutti lo sanno, ma i suoi genitori erano proprio di Piovene Rocchette’.

 

 

Il momento più emozionante della sua vita di disegnatore?

 

‘Quando sono arrivato in edicola con il mensile ‘Prezzemolo’. Avere una pubblicazione dedicata al tuo personaggio credo sia l’obiettivo di ogni autore di fumetti, e quando poi il draghetto è arrivato in TV con i cartoni animati realizzati sotto la mia supervisione e trasmessi dalle reti Mediaset… beh.. lì effettivamente credo di aver realizzato un grande sogno’.

 

Domanda imbarazzante: li legge i fumetti?

 

‘Certo che li leggo! A dire il vero leggo un po’ di tutto, libri, riviste, manuali, vedo un sacco di film… non credo si possa fare questo lavoro senza un requisito indispensabile, e cioè una sana curiosità verso tutto’.

 

Marta Boriero

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