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Bonus, superbonus e cessione dei crediti: il goffo pasticcio che mette a rischio l’edilizia italiana

È arrivato con il Dl aiuti bis l’ultimo emendamento alla legge che modifica la norma, a sua volta interpretata dalla circolare dell’agenzia delle entrate, in risposta all’interpello, che al mercato mio padre comprò.

La matassa si fa sempre più ingarbugliata: ce la faranno i nostri eroi a rimettere in moto il mercato dei crediti d’imposta e salvare le imprese dai fallimenti (e i proprietari dal perdere la propria casa)?

Avevamo superato da un pezzo la soglia del ridicolo, ma – come si sa – noi in Italia vogliamo sempre esagerare. È arrivata così la Deloitte, società che certifica i crediti per banca Intesa, a chiedere ai tecnici asseveratori un video da registrare nell’immobile oggetto di intervento edilizio. Probabilmente vogliono essere invitati alla notte degli Oscar.

Tra le inquadrature, scrive la Deloitte nelle linee guida per la predisposizione del video (perché sì, ci sono anche le linee guida), dovrà essere ripreso il tecnico con il proprio tesserino dell’ordine e un documento in corso di validità. L’ordine degli architetti, mentre venivano prese le impronte digitali ai tecnici, si è appellato al quinto emendamento.

Ma, tra una modifica della normativa e l’altra, come rilevato dalla Commissione Parlamentare presieduta da Carla Ruocco, le banche hanno esaurito la propria capienza fiscale, concludendo operazioni di cessione del credito per 77 miliardi su 81 complessivamente possibili.

Questo, detto in soldoni, significa che le banche si trovano già prossime all’impossibilità di acquistare nuovi crediti, con il rischio di chiudere definitivamente i rubinetti, lasciando appiedate le aziende, che con centinaia di migliaia di crediti sul groppone andranno in crisi di liquidità. E tutte le aziende, si sa, falliscono per cassa.

Dall’altro lato, i proprietari delle case con immobili sventrati e senza le possibilità economiche di terminare i lavori, dovranno cercare altre soluzioni, o rivolgersi alla caritas. Ma tant’è, la povertà è stata abolita, oramai, per cui poco male.

Ma lo Stato riuscirà veramente a far ripartire il superbonus con questi interventi, o è il solito ennesimo favore alle banche, per tenerle indenni da rischi potenzialmente gravi?

Fatto sta che, come denuncia la Cgia di Mestre, circa 40 mila imprese del settore sono oggi a rischio fallimento, mentre per le strade si vedono centinaia di cantieri fermi e ponteggi deserti, con l’agenzia delle entrate che chiede di verificare la coerenza reddituale tra valore dell’immobile e spese incrementali (allora a che serve ristrutturare un rudere?), e la Deloitte che chiede i filmini.

In questo marasma, chi vincerà l’Oscar per la migliore regia?

Ad maiora!

Fabrizio Carta