Mentre il Ministero per le Disabilità annuncia con toni trionfalistici l’approvazione del DDL Caregiver, come una svolta storica, l’analisi tecnica del testo rivela una realtà ben diversa. Questo il giudizio dell’associazione Codici, secondo cui per i milioni di cittadini che assistono familiari non autosufficienti, il provvedimento rischia di essere l’ennesimo annuncio senza coperture reali.

“Il ddl Caregiver – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – rischia di trasformarsi in un’occasione mancata per dare finalmente dignità a chi tiene in piedi il sistema di welfare familiare italiano. Parliamo di persone che rinunciano alla propria carriera, alla propria vita sociale, spesso alla propria salute, per garantire assistenza continua ai propri cari. E cosa gli offriamo in cambio? Un riconoscimento simbolico senza alcuna garanzia concreta sul futuro. È inaccettabile che il nostro Paese continui a scaricare sui singoli e sulle famiglie responsabilità che dovrebbero essere dello Stato sociale. Questo DDL, così com’è, rischia di cristallizzare l’invisibilità dei caregiver invece di emanciparli. Serve un cambio di paradigma: il lavoro di cura deve essere equiparato a tutti gli effetti al lavoro subordinato, con le relative tutele previdenziali, assicurative e contrattuali. Altrimenti continueremo a perpetuare un sistema di sfruttamento mascherato da retorica solidaristica”.

“Come associazione a tutela dei consumatori e dei cittadini – afferma Nicola Caprio, Responsabile dei Rapporti Istituzionali di Codici Campania –, riteniamo doveroso fare chiarezza sulle lacune di una norma che ignora i pilastri fondamentali della dignità sociale: il lavoro e la previdenza. Le vere falle del provvedimento. Nonostante i 257 milioni di euro stanziati, che, ricordiamo, equivalgono a poche decine di euro pro capite se spalmati sull’intera platea, il DDL manca di coraggio su tre fronti critici. Partiamo dal ‘buco’ contributivo. Il lavoro di cura h24 non viene riconosciuto ai fini pensionistici. Senza contributi figurativi, migliaia di persone, in prevalenza donne, sono condannate a una vecchiaia di indigenza dopo aver fatto risparmiare allo Stato miliardi di euro in assistenza domiciliare. Un altro punto è il diritto alla salute e al riposo. Il testo parla di ‘affiancamento’, ma non stabilisce il diritto certo a ferie, malattia o permessi retribuiti. Il caregiver rimane un ‘volontario obbligato’ senza le tutele minime garantite a qualsiasi altro lavoratore. Infine, le definizioni escludenti. Il rischio di creare una lotta tra caregiver, conviventi contro non conviventi, potrebbe lasciare fuori dai sostegni migliaia di famiglie che già faticano a far quadrare i bilanci.

Non basta ‘mettere un punto fermo’ se la base è del tutto fragile. Rivolgiamo un appello urgente a tutte le associazioni di categoria, alle federazioni per la disabilità e agli enti del Terzo Settore: l’iter parlamentare che sta per iniziare è l’ultima chiamata. È necessario che le rappresentanze sociali si muovano in modo unitario per pretendere audizioni immediate in Commissione, presentare emendamenti che introducano veri diritti previdenziali, chiedere un aumento strutturale dei fondi, perché la dignità non si costruisce con dei piccoli ‘contentini’ una tantum. I caregiver non sono ammortizzatori sociali gratuiti. Trattare questa figura come un soggetto da ‘omaggiare’ con parole gentili invece che da tutelare con leggi sul lavoro è un errore che l’Italia non può più permettersi. Non permettiamo che una legge, attesa da lunghi anni, si risolva in un nulla di fatto”.

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