Spenti i riflettori sulla Milano Fashion Week, l’attenzione sull’impatto ambientale della produzione di massa rimane alta ed il Consorzio Ecotessili traccia un quadro “allarmante” per l’Italia: ogni anno acquistiamo mediamente 19 chili di indumenti, ma ne buttiamo via ben 12 chili, una quantità sufficiente a riempire un’intera valigia.
La riduzione dei rifiuti, allungando la vita utile di abiti e calzature, come suggerito proprio da Ecotessili, “per le sartorie tradizionali rappresenta la base stessa del mestiere – ha spiegato Peluso – i capi sartoriali sono pensati per resistere al tempo e alle mode, realizzati con materiali completamente naturali e riciclabili, lavorati artigianalmente senza l’impiego di sostanze chimiche o plastiche industriali”.
L’impatto sull’ambiente, ripensando alla sartoria come scelta consapevole, sarebbe decisamente diverso, oltre che rappresentare un costante reinventare nuove vite per abiti e materiali di recupero.
“I capi ereditati dai genitori e dai nonni sono tesori custodi di una qualità tessile oggi difficilmente replicabile – ha proseguito Peluso – un vecchio cappotto di pura lana, pesante e strutturato, può diventare la base perfetta per una rivisitazione sartoriale e, ancora più importante, quando un capo non è più riutilizzabile diventa essenziale il recupero dei materiali per creare qualcosa di nuovo e speciale”. I dati del Consorzio Ecotessili dipingono un quadro allarmante, dove “l’ossessione per il fast fashion e la diffusione capillare degli e-commerce stanno alimentando un inquinamento spaventoso, distruggendo la manodopera qualificata”.
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