In un piccolo comune del Veneto orientale si consuma una vergogna che supera ogni limite. Un ragazzo appena maggiorenne ha ricattato per un anno la donna che dovrebbe essere la sua “suocera”, minacciando di divulgare le prove di una sua relazione extraconiugale. La prima estorsione aveva fruttato 7.000 euro, ma evidentemente non gli è bastato: ha chiesto 50.000 euro, una somma indecente e impossibile da giustificare. L’avrebbe ricattata con foto e screen di conversazioni compromettenti e lo squallido ricatto sarebbe durato circa un anno.
La donna, esasperata, si è finalmente rivolta ai carabinieri, che hanno organizzato una trappola per catturare il giovane estorsore. Arrestato, ha confessato ogni dettaglio, rivelando un cinismo e una crudeltà fuori dal comune.
Quel che più fa rabbia è che questa vicenda non è fatta solo di soldi, ma di tradimenti e di un tessuto familiare ormai lacerato. La ragazza, figlia della donna, potrebbe essere stata in qualche modo coinvolta, forse inconsapevolmente, nella raccolta del materiale compromettente. Devono ancora stabilirlo i carabinieri che indagano sulla torbida vicenda.
Questa storia fa riflettere sull’abisso morale verso cui possono scivolare i rapporti familiari, dove ricatti e minacce distruggono ciò che dovrebbe essere sacro: la fiducia tra parenti.
di Redazione AltovicentinOnline
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