A Mestre il progetto della nuova moschea di via Giustizia è ormai molto più di una questione urbanistica. La decisione del nuovo sindaco Simone Venturini di non autorizzare, per ora, la trasformazione dell’ex segheria Rosso in un grande centro di culto islamico ha aperto uno scontro che coinvolge la comunità bengalese, il centrodestra veneziano, l’opposizione, la Chiesa e ora direttamente la Lega nazionale. Matteo Salvini ha annunciato una visita a Venezia, mentre il partito si prepara a presentare una proposta di legge per fermare nuovi «insediamenti islamici» fino all’approvazione di una legge quadro nazionale.
Come nasce lo scontro politico
La vicenda nasce nell’area dell’ex segheria Rosso di via Giustizia, una zona per anni caratterizzata da degrado e abbandono. Già nel 2024 l’allora sindaco Luigi Brugnaro aveva espresso apertura verso l’ipotesi di trasformarla in un centro culturale e religioso. Nel maggio 2025 la comunità bengalese ha formalizzato il percorso con un preliminare per l’acquisto dell’area, per circa un milione e mezzo di euro. Il progetto prevede una grande sala di preghiera, spazi per attività sociali e culturali e un’abitazione per l’imam. Il nodo principale è però urbanistico: la destinazione dell’area deve essere modificata per consentire l’insediamento di un luogo di culto. È su questo terreno che la questione è progressivamente diventata politica. A pesare sul dibattito è anche la vicenda del centro di preghiera di via Piave. Nel 2025 il Consiglio di Stato ha confermato la chiusura del centro ricavato in un ex spazio commerciale, ritenendo non compatibile l’utilizzo religioso con la situazione urbanistica dell’immobile. La Lega utilizza il precedente per sostenere che il problema non sia la libertà religiosa, ma il rispetto delle norme urbanistiche e delle autorizzazioni. Nell’aprile 2026 il partito ha portato questa posizione nella campagna elettorale veneziana con 120 manifesti e lo slogan «No moschea».
La moschea al centro delle elezioni
Il progetto di via Giustizia è diventato uno dei temi della campagna per le comunali del maggio 2026. Il centrodestra ha accusato il centrosinistra di utilizzare il sostegno della comunità bengalese a fini elettorali, mentre l’opposizione ha difeso il diritto dei musulmani a un luogo di culto regolare.
Al centro della polemica è finito anche Prince Howlader, rappresentante della comunità bengalese e promotore del progetto, che era vicino a Fratelli d’Italia. La sua posizione favorevole alla moschea ha contribuito a evidenziare le differenze tra FdI e Lega. Dopo la vittoria del centrodestra, Simone Venturini è diventato sindaco e ha assunto una posizione netta: oggi, secondo l’amministrazione, non esistono le condizioni per autorizzare il grande centro islamico.
Il nodo dell’integrazione
Venturini ha indicato tra le condizioni necessarie una maggiore integrazione della comunità, dalla conoscenza della lingua italiana alla partecipazione alla vita cittadina. La comunità bengalese contesta però questa impostazione e ricorda la propria presenza stabile sul territorio, il lavoro e i figli che frequentano le scuole veneziane.
Il punto di rottura è quindi anche culturale: per il Comune l’integrazione è una condizione preliminare; per i promotori della moschea avere un luogo di culto regolare è invece parte dello stesso processo di integrazione.
La protesta della comunità e l’intervento di Salvini
Lo scontro si è aggravato quando Prince Howlader ha prospettato una mobilitazione generale, evocando uno sciopero che potrebbe coinvolgere lavoratori impiegati anche in Fincantieri e nel turismo. La Cisl veneziana ha invitato a evitare un’ulteriore polarizzazione, mentre la Lega ha definito le dichiarazioni una forma di pressione inaccettabile e ha annunciato l’intervento di Matteo Salvini. Con Salvini, la vicenda ha così superato i confini veneziani. La Lega vuole portare in Parlamento una proposta per bloccare nuovi «insediamenti islamici» fino a una legge quadro nazionale e a un’intesa con lo Stato.
Libertà religiosa e mediazione
Sul fronte opposto, esponenti dell’opposizione come Michele Boldrin, Riccardo Magi e Luana Zanella hanno contestato la linea della Lega, richiamando il principio della libertà religiosa sancito dall’articolo 19 della Costituzione. Anche il patriarca di Venezia Francesco Moraglia ha cercato una mediazione, invitando Comune e comunità musulmana a trovare una soluzione che tenga insieme libertà religiosa, rispetto delle regole e integrazione. La posizione della Chiesa introduce una possibile alternativa alla contrapposizione «moschea sì-moschea no»: verificare se sia possibile realizzare un luogo di culto regolare, nel rispetto delle norme urbanistiche e delle esigenze della città.
Una città divisa
Il dibattito veneziano non segue una semplice divisione tra musulmani favorevoli e italiani contrari. Le posizioni attraversano i partiti e la società civile. Una parte dell’opinione pubblica considera la moschea un normale luogo di culto necessario per una comunità musulmana ormai stabile. Altri temono invece che un grande centro islamico possa accentuare la separazione culturale e chiedono maggiori garanzie sull’integrazione. Esiste infine una posizione più pragmatica: sì a un luogo di culto, ma soltanto se il progetto rispetta rigorosamente le regole urbanistiche, garantisce trasparenza, sicurezza, gestione degli spazi e adeguate infrastrutture.
M.L.
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