Il Leone Alato di Marco Martalar, inaugurato il 5 agosto a Tarzo per celebrare il sesto anniversario del riconoscimento UNESCO delle Colline del Prosecco, sta suscitando forti emozioni e opinioni contrastanti. Realizzata con oltre 3.000 pezzi di legno recuperato dalla tempesta Vaia, l’opera di 7 metri di altezza e 10 di lunghezza è il leone di legno più grande del mondo. Simboleggia la resilienza, la rinascita e l’identità veneta, rappresentando la capacità di un territorio di trasformare la distruzione in bellezza.

Collocato a Fratta, con vista sul Lago di Revine, il Leone attira visitatori, molti dei quali lodano la bellezza e l’energia dell’opera, considerandola un simbolo di orgoglio veneto. Tuttavia, ci sono anche preoccupazioni per la sua conservazione, temendo atti vandalici. Nonostante alcune critiche sull’impatto paesaggistico, la maggior parte dei commenti è positiva: l’opera sta trasformando la zona in una meta turistica e contribuendo a valorizzare i sentieri e panorami delle Colline Unesco. In definitiva, il Leone è un simbolo che divide, ma affascina e continua ad attrarre visitatori.

Venerdì, un noto quotidiano nazionale ha dedicato all’opera un ampio servizio.

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Il Leone Alato di Martalar conquista i visitatori: emozioni e stupore tra i turisti

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