Il Veneto lo parlano anche in Brasile. Ma in Veneto c’è una sola lingua ‘doc’, o più di una? L’esperto risponde così: “Lingua Veneta? Possiamo anche fare una legge su Babbo Natale, ma comunque Babbo Natale non esiste. Esistono invece le lingue venete, un variegato patrimonio linguistico. Per noi linguisti tutti i dialetti sono lingue, con storie e presenti peculiari. Si va dal Padovano urbano al Padovano rustico e al Vicentino, dal Bellunese al Ladino Veneto di Agordo, dal Veronese al Trevisano della destra Piave, diverso da quello della sinistra Piave, dal Trentino centrale al Noneso, dal Veneziano al Chioggiotto. Insomma, dobbiamo preservare questo ricco patrimonio linguistico. Ma lo dobbiamo fare in modo concreto, iniziando dall’istituzione dell’insegnamento di Linguistica Veneta”. A parlare così è il professor Lorenzo Tomasin, ordinario di Filologia romanza all’Università di Losanna, direttore del vocabolario Storico-etimologico del Veneziano e autore del libro ‘Storia linguistica di Venezia’, Carocci Editore, 2010. Oggi il Pd lo ha convocato in sala stampa a palazzo Ferro Fini per rispondere alla domanda: “Esiste davvero la Lingua Veneta?”. E non è solo una questione culturale. In ballo ci sono ben due proposte di legge sulla Lingua Veneta, primi firmatari Davide Lovat (Resistere Veneto) e Riccardo Barbisan (Lega-Liga veneta), e il Pd si inserisce nella partita con la proposta a prima firma Del Bianco per “inserire un principio in cui crediamo fortemente: la nostra Regione non ha una sola Lingua, ma possiede un patrimonio linguistico, culturale e letterario, tramandato di generazione in generazione, che va salvaguardato”, dice la consigliera regionae Pd Monica Sambo assieme al collega Alessandro Del Bianco rispettivamente Vicepresidente e componente della commissione consiliare Cultura.
In genere, “tra progetti di legge affini, si procede al loro abbinamento in commissione per arrivare a un testo unico da portare in aula consiliare, un testo che rappresenti la sintesi delle diverse posizioni. In questo caso, tuttavia, è stato negato l’abbinamento con la nostra proposta di legge. Ecco perché presenteremo emendamenti a quella che verrà portata in Consiglio regionale. Chi governa il Veneto continua a dirsi autonomista, ma ancora una volta si dimostra centralista, non volendo riconoscere il grande patrimonio delle lingue venete presenti nei nostri territori”, avvisa Sambo. Prosegue Del Bianco: sul tema, “abbiamo voluto costruire un percorso serio e solido, basato su dati scientifici. Avanzeremo alcune proposte per tutelare in modo concreto il patrimonio linguistico veneto, salvaguardando le diverse identità. Riteniamo che la Regione debba investire risorse per tutelare questo importante patrimonio, istituendo corsi universitari stabili presso le Università , con docenti e ricercatori qualificati e proporremo inoltre che, ai Tavoli scientifici costruiti su questa tematica, partecipino le Università. Vogliamo infatti rafforzare molto il rapporto tra Università e Regione proprio sulla tutela delle lingue venete”. Da potenziare è l’Archivio sonoro delle Lingue Venete. Insomma, si coltivi le diversità, “anche sotto l’aspetto linguistico” e questo salva “l’identità”.
Pronto lo stop di Alessio Morosin (Liga Veneta Repubblica): “la Lingua Veneta non è una favola, una credenza popolare come Babbo Natale, e non è un’invenzione della politica. La lingua veneta ha radici millenarie, appartiene alla storia concreta del nostro popolo, documentata da secoli di testi, opere letterarie e testimonianze. Il Venetico antico è la base” e allora “la vera questione non è quella di contrapporre la Lingua Veneta alle sue varietà locali. Nessuno mette in discussione l’esistenza di differenze territoriali e di numerose parlate. Ma una cosa è riconoscere questa ricchezza, altra cosa è negare una matrice linguistica e culturale comune. Una lingua, appunto”. Le diverse parlate venete, continua, “sono espressione di una storia linguistica condivisa, che merita di essere riconosciuta e valorizzata nella sua interezza. La questione politica è se la Regione del Veneto intenda riconoscere, studiare, tutelare e tramandare questo patrimonio linguistico storico. E lo stiamo facendo. La lingua veneta si è sviluppata nel corso dei secoli ed è stata protagonista della storia della Serenissima Repubblica di Venezia, della sua cultura, dei suoi commerci e della sua produzione letteraria. È un patrimonio linguistico straordinariamente ricco, che deve essere studiato e tutelato nella sua complessità”. Morosin richiama anche il lavoro del professor Alessandro Mocellin, “impegnato nello studio, nell’insegnamento e nella valorizzazione della lingua veneta: il lavoro di Mocellin dimostra quanto sia importante affrontare questo tema attraverso lo studio, la ricerca e la trasmissione della lingua alle nuove generazioni. È proprio su questo terreno che la Regione deve fare la propria parte. La Regione non può limitarsi a riconoscere genericamente un patrimonio linguistico e culturale. Deve assumersi la responsabilità di tutelarlo concretamente, sostenendo la ricerca, l’insegnamento, la documentazione e la trasmissione alle nuove generazioni”.
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