Doveva prendersene cura. Doveva essere presenza rassicurante, aiuto, conforto. Invece, in pochi attimi, si è trasformata in un incubo. Un episodio che scuote profondamente la comunità del Vicentino e che lascia dietro di sé una scia di sgomento e indignazione: una donna moldava di 33 anni è stata arrestata con l’accusa di tentato omicidio aggravato dopo aver cercato di strangolare l’anziana di 85 anni a cui faceva da badante.
È successo nel pomeriggio di domenica scorsa a Valbrenta, nella località di Valstagna. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, intervenuti con i militari della stazione locale, di Solagna e del Nucleo Operativo e Radiomobile, la donna avrebbe agito senza alcun apparente motivo. Un gesto improvviso, inspiegabile, che si è consumato tra le mura domestiche — proprio lì dove la vittima avrebbe dovuto sentirsi più al sicuro.
Approfittando dell’assenza momentanea della figlia 49enne dell’anziana, la badante avrebbe stretto attorno al collo della donna un cavetto per carica-batterie, tentando di soffocarla. Una scena drammatica, interrotta solo dal provvidenziale rientro della figlia, che ha trovato la madre in stato di semincoscienza, con evidenti segni sul collo.
È stata lei, in un misto di disperazione e coraggio, a salvare la vita all’85enne: prima soccorrendo la madre, poi inseguendo a piedi la presunta killer, riuscendo a fermarla poco distante dall’abitazione. L’allarme lanciato al 112 ha permesso ai militari dell’Arma di intervenire rapidamente e di condurre la donna in caserma.
L’anziana, affidata alle cure del personale del 118, è stata trasportata all’ospedale di Bassano del Grappa. Dopo gli accertamenti e le prime cure, è stata dimessa, ma resta il trauma — fisico e soprattutto psicologico — di quanto accaduto. Dopo la denuncia della figlia e la raccolta delle testimonianze, per la 33enne sono scattate le manette: ora si trova nella casa circondariale di Verona Montorio, in attesa dell’udienza di convalida.
Quando le vittime sono i più fragili
Ci sono notizie che feriscono più di altre. Non solo per la gravità dei fatti, ma per chi ne è vittima. Gli anziani, spesso soli, affidati alle cure di estranei per necessità, rappresentano una delle categorie più vulnerabili della nostra società. E quando proprio chi dovrebbe proteggerli diventa una minaccia, il senso di sicurezza collettivo si incrina.
Non è solo un fatto di cronaca nera. È una frattura profonda nel patto di fiducia che tiene insieme famiglie, assistenza e comunità. Perché colpire un anziano, fragile e indifeso, significa colpire tutti noi.
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