Dalle giovanili del Padova alla consacrazione con lo Schio: il viaggio dell’esterno che ha trascinato i giallorossi in Serie D tra velocità, filosofia e un contratto biennale che guarda al futuro.
«Non sempre si vede subito se un giocatore ha le doti per emergere, va educato, nel senso latino, ex ducere, tirare fuori, va fatto in modo che possa emergere, creare le condizioni, il contesto di allenamento e di gara. Bisogna capire che in quella persona c’è un talento che emergerà».
Intervistato dalla redazione di AltovicentinOnline, per il padovano Luca Rossi, 22 anni, la consacrazione calcistica è arrivata quest’anno con l’esaltante promozione della squadra giallorossa in Serie D. Dalle sue parole, risulta subito evidente che per lui giocare a calcio è prima di tutto una filosofia capace di influenzare ogni aspetto della sua vita. Riflessivo, ma sicuramente determinato, quando Luca parla da dove è iniziata la sua carriera calcistica, sembra immergersi in un mondo interiore profondo, nel quale ogni racconto e prima di tutto un sentimento, una sensazione; dove ogni esperienza appartiene alla sfera dei sentimenti, prima ancora che a quella del quotidiano.
La scalata: dall’Arcella alla Serie D
La carriera di Luca è una crescita costante, fatta di intuizioni e incontri chiave. Cresciuto tra la Juvenilia e il Calcio Padova, la vera svolta arriva all’Arcella sotto la guida di mister Fonti, dove nel ruolo di esterno sinistro, realizza cinque reti. È lì che avviene la metamorfosi: da centrocampista centrale a esterno sinistro nel 4-4-2. Una mossa che Luca definisce «un’autentica intuizione», il trampolino che lo ha portato prima a Este e poi alla Luparense.
Proprio a San Martino di Lupari, Rossi ha potuto studiare dai grandi: «Ho avuto la fortuna di misurarmi con giocatori forti, come Giacomelli (ex Vicenza). Un grande professionista che mi ha aiutato a crescere tatticamente».
La “favola” Schio e la vita da professionista
Oggi il presente si chiama Schio. Un legame solido, suggellato da un contratto biennale e da una promozione inaspettata che ha ridato entusiasmo alla piazza. Rossi vive il calcio con la dedizione di un veterano: quattro allenamenti a settimana e una vita trascorsa in un appartamento condiviso con cinque compagni di squadra.
«A Schio mi hanno trattato quasi come un professionista», racconta con semplicità. Un approccio che si riflette nel suo gioco: velocità, forza fisica e quella creatività che lo porta a seguire l’istinto in campo. Ma il ragazzo dell’Arcella sa anche dove deve lavorare: «Devo migliorare nella tattica difensiva e nel colpo di testa».
Il futuro: strutture e sogni
Se il futuro tecnico di Rossi sembra blindato in giallorosso, quello strutturale rimane un tema aperto. Lo stadio di Schio, con la sua capienza attuale, inizia a stare stretto a una società che ambisce a consolidarsi. «Per salire ancora serve una struttura adeguata», ammette con realismo.
Mentre sogna il professionismo, Luca non dimentica le radici: un occhio sempre rivolto al “suo” Padova all’Euganeo e il supporto costante della famiglia in tribuna. Lo Schio ha trovato il suo motore sulla fascia; un motore che corre veloce, ma con la testa sempre ben salda sulle spalle.Il Presidente Vallortigara, la prima volta quando ti ha conosciuto, cosa ti ha detto?
Mi sembrava molto soddisfatto che fossi venuto a Schio a giocare, anche perché ero stato segnalato dal direttore Briaschi.
Hai sempre coltivato il pensiero di diventare un giorno un giocatore professionista, magari proprio con lo Schio?
Sì. Ho sempre giocato a calcio per dare il meglio di me stesso. Non mi sono mai detto di voler arrivare a giocare un giorno in Serie A, ma ho sempre cercato di migliorarmi. Proprio questo spirito porta direttamente invece a quello che accade quando si vede un ragazzo lasciare lo sport. Un senso di sconfitta che porta a una riflessione, momento di crisi e, insieme, di opportunità. Dobbiamo lavorare affinché sempre meno ragazzi lascino lo sport e bisogna riflettere su cosa non è andato bene, se non si è sentito bene nel contesto in cui giocava.
Passare dall’Eccellenza alla Serie D ti spaventa?
Obiettivamente no. Anche se ritengo che si sia una sostanziale differenza perché il livello tecnico e agonistico è più alto, si gioca con maggiore intensità e c’è una maggiore struttura fisica nei giocatori. In Eccellenza si possono trovare squadre meno attrezzate per il salto di categoria.
Chi sono i tuoi tifosi della domenica che ti seguono con costanza?
La mia famiglia, i nonni, gli zii assieme ai cugini.
A chi vuoi essere riconoscente per il grande salto che hai compiuto a Schio?
Ringrazio Alberto Briaschi, che mi ha portato dalla Luparense a Schio.
F.C.
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