I veleni della Pedemontana Veneta potrebbero portare alla sbarra dirigenti, manager e tecnici coinvolti nella realizzazione dell’opera. Linea dura della Procura della Repubblica di Vicenza che contesta un’accusa grave: inquinamento ambientale e omessa bonifica. Tredici le persone per le quali è stato chiesto il rinvio a giudizio. Il prossimo 6 ottobre è fissata l’udienza preliminare: il passo che deciderà se trasformare l’inchiesta in un processo.
Secondo l’ipotesi accusatoria, durante i lavori di costruzione delle gallerie di Malo e Sant’Urbano sarebbe stato utilizzato un calcestruzzo contenente un additivo accelerante con concentrazioni di sostanze perfluoroalchiliche superiori ai limiti indicati dagli organismi sanitari. Una vicenda che richiama inevitabilmente alla memoria una delle ferite ambientali più profonde mai aperte nel territorio vicentino: quella dei Pfas.
Tra gli indagati figurano attuali ed ex vertici delle società coinvolte nella costruzione della Superstrada Pedemontana Veneta e del Consorzio Sis, oltre a dirigenti tecnici, responsabili ambientali e direttori di cantiere. Nomi di primo piano che hanno avuto ruoli chiave nella realizzazione dell’infrastruttura lunga 94 chilometri che attraversa il Veneto collegando le province di Vicenza e Treviso. Al centro dell’indagine ci sono i lavori eseguiti tra il 2021 e il 2024 nei territori di Malo, Castelgomberto e Montecchio Maggiore.
Secondo la ricostruzione della Procura, durante la costruzione delle gallerie sarebbe stato impiegato il prodotto denominato ‘Mapequick AF1000’, un additivo accelerante contenente acido perfluorobutanoico, noto come Pfba, appartenente alla famiglia dei Pfas. Per gli investigatori proprio quell’utilizzo avrebbe provocato una contaminazione significativa delle acque superficiali e sotterranee nelle aree interessate dai cantieri. Ma non solo. Agli indagati viene contestato anche di non avere proceduto alla bonifica e al ripristino ambientale pur essendo, secondo l’accusa, a conoscenza della contaminazione. Un’accusa che pesa come un macigno in una provincia che da anni combatte contro l’emergenza Pfas e che ha già visto una storica sentenza di condanna in primo grado nei confronti degli ex vertici della Miteni di Trissino.
In questa nuova vicenda la Regione Veneto figura come parte offesa. Palazzo Balbi aveva già sottolineato, dopo la chiusura delle indagini, la propria collaborazione con la Procura e con Arpav nelle attività di monitoraggio ambientale. Secondo quanto riferito dalla Regione, già nel 2021 erano stati effettuati controlli e verifiche che avevano portato all’imposizione della sostituzione dell’additivo ritenuto problematico.
Udienza fissata il 6 ottobre
Adesso arriva un nuovo passaggio decisivo. Il giudice per le indagini preliminari Matteo Mantovani ha fissato l’udienza preliminare per il prossimo 6 ottobre al Tribunale di Vicenza. Ora sarà la magistratura a stabilire se quelle sostanze siano realmente all’origine della contaminazione contestata e se vi siano responsabilità penali. Sarà il processo, se verrà disposto, a dire dove finisce il sospetto e dove iniziano le responsabilità.
di Redazione AltovicentinOnline
ph di repertorio
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