Durante la tradizionale cerimonia del Ventaglio con la stampa parlamentare, il presidente del Senato Ignazio La Russa traccia un bilancio ad ampio raggio della legislatura e dei dossier aperti, rivendicando con franchezza il proprio approccio: “Il presidente del Senato può e deve dare conto anche del proprio ruolo su temi che esulano dallo stretto ruolo di presidente del Senato. Mi trovo sempre in queste occasioni nella necessità di trovare l’equilibrio tra presidente del Senato e senatore iscritto a Fratelli d’Italia, quindi è piacevole rispondere senza poi essere accusato di essere uscito fuori dal recinto”. Tra giudizi sulle sentenze di cronaca, stop agli emendamenti d’Aula e proiezioni sulle riforme, la seconda carica dello Stato affronta punto per punto i nodi del dibattito nazionale.
IL CASO ROGGERO E I LIMITI DELLA LEGITTIMA DIFESA
Spazio alla cronaca giudiziaria e alla condanna definitiva nei confronti di Mario Roggero, il gioielliere piemontese condannato per l’uccisione di due rapinatori nel 2021. Sulla vicenda, La Russa veste i panni del giurista per tracciare un solco netto tra percezione e legge: “La sentenza nei confronti di Mario Roggero è criticabilissima nell’entità della pena, ma non è criticabile quando dice che quella non è legittima difesa. C’è poco da fare, faccio l’avvocato e non posso fare la figura di quello che dice una cosa a cui non crede. Perché, secondo l’attuale legge, uscire dal proprio negozio, sia pure in uno stato d’animo sconvolto, e inseguire, non appartiene alla previsione della legge”.
INTERCETTAZIONI, FONDI SAFE E IL DOPPIO RUOLO ISTITUZIONALE
In apertura dell’incontro, il presidente di Palazzo Madama rivendica la continuità della propria carica con un pizzico di ironia: “Il quarto Ventaglio è un buon segno, non so se ci sarà il quinto, ma già quattro sono un buon record, magari arriva anche il quinto, chi lo sa”.
LA DIFESA DELLA COSTITUZIONE E IL QUIRINALE DEL FUTURO
Sollecitato sui valori fondanti della Repubblica e sul percorso della destra italiana, La Russa sottolinea la piena integrazione delle forze conservatrici nella Carta costituzionale: “Non c’è nessuna discussione sulla accettazione totale della Costituzione da parte di tutti gli esponenti della destra dal dopoguerra a oggi, dopo Fiuggi di più. Sarei pronto a difendere con la vita i diritti della prima parte della Costituzione. Sarei pronto a scendere in piazza pacificamente”.
Sulla possibilità che in futuro un esponente del centrodestra — o la stessa premier in carica — possa salire al Colle, il presidente del Senato sgombra il campo da preclusioni ideologiche: “Un presidente di destra è un tabù di chi è abituato a occupare posti dello Stato sulla scorta di argomenti pretestuosi. Meloni non ci pensa nemmeno, ma se un giorno, in futuro, ci pensasse, sarebbe un grande vantaggio per l’Italia e gli italiani, perché dopo un grande presidente come Mattarella, una grande donna presidente come Meloni sarebbe gradita a tutti gli elettori, anche a quelli di sinistra”.
FINE VITA E RIFORMA ELETTORALE
Infine, l’attenzione si sposta su due riforme cruciali per la legislatura. Sul tema del fine vita, La Russa esclude che la partita sia chiusa e spalanca la strada a un’intesa nazionale: “Non è tramontata la possibilità di avere una legge sul fine vita. Ieri ne ho parlato con Stefania Craxi, che nella maggioranza è quella più attenta a verificare i tempi di una norma che arriverà e che io personalmente reputo essenziale. Non fosse altro perché la ritengo eticamente giusta se entro i canoni di una accettabilità generale di un Paese come l’Italia; ma se non altro perché altrimenti, non essendo noi gli Stati Uniti d’America che hanno gli Stati dove ognuno legifera per i fatti suoi, sta avvenendo, come l’Emilia-Romagna dimostra, che potremmo avere leggi sul fine vita a macchia di leopardo e questo sarebbe peggio dell’assenza della legge. La legislatura non è per nulla finita e c’è una volontà di trovare un’intesa. Spero che maggioranza e opposizione capiscano che su questo è necessario tagliare le posizioni più radicali e trovino un’intesa che io credo la maggioranza degli italiani si aspetta”.
Quanto al dibattito sulle preferenze nella legge elettorale, la seconda carica dello Stato difende il valore della rappresentanza e delle mediazioni d’Aula: “Non si tratta di una mediazione, le preferenze hanno dei pro e hanno dei contro, ma la cosa strana è che le manteniamo dove i contro superano i pro, come nei Consigli comunali dove con 300 voti puoi far eleggere un assessore, e invece quando le platee sono più grandi non le mettiamo se non per il Parlamento europeo. Le abbiamo nel luogo più grande e in quello più piccolo, ma non per le realtà mediane. Ecco perché sono a favore delle preferenze e anni fa presentai emendamenti che furono bocciati. Non nascondo che è possibile che chi ha fatto questa proposta si sia ispirato a quei due emendamenti. Credo che la formula trovata non sia un’arzigogola ma una mediazione democratica, perché trovare posizioni che non accontentino nessuno ma siano accettabili da tutti è il cuore della partecipazione democratica nel Parlamento”.
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Entrando nel merito dei dossier parlamentari, il presidente annuncia una scure imminente sull’emendamento relativo alle cosiddette “intercettazioni a strascico”: “Credo che al 99,99 per cento quell’emendamento, al di là di come lo giudichi io, debba essere dichiarato non proponibile. E tranne quello 0,1 per cento che lascio per correttezza, così avverrà”. Nessun allarme, invece, viene registrato sul tema dei fondi della difesa: “Sui fondi Safe non vedo dramma, non vedo un problema, ma una normale procedura che può darsi non porti a un uso massiccio di questi fondi dove risultasse più conveniente attingere ad altri fondi meno costosi per il Paese”.


