Tutte le partite sono uguali, ma alcune partite sono più uguali delle altre, direbbe Orwell.

Ci sono infatti partite che non valgono solo tre punti, ma valgono molto di più. Verona-Vicenza appartiene alla seconda categoria: è un derby veneto, una rivalità che attraversa generazioni, città e tifoserie. Una sfida fra sfottò, appartenenza, trasferte, striscioni, cori, composta da una forza emotiva che trasforma una semplice partita in un indimenticabile evento, e che fa del calcio lo sport più bello del mondo.

Fa riflettere, e lascia inevitabilmente una certa amarezza, quindi, la decisione dell’ultim’ora della Prefettura di Verona di vietare la trasferta ai tifosi vicentini in occasione del derby di domenica al Bentegodi.

Purtroppo le esperienze negli stadi, e soprattutto attorno agli stadi, ci hanno insegnato che la sicurezza deve venire prima ed essere sempre al di sopra di tutto.

Ma vietare a tutti di seguire la propria squadra in trasferta appare come una semplice soluzione pilatesca che toglie sale al gioco, la soluzione del nonno che ti taglia il pallone.

Alla fine per colpa di pochi facinorosi si impedisce di andare allo stadio ai tanti che vorrebbero soltanto infilare in tasca il proprio biglietto, mettere al collo la propria sciarpa biancorossa e saltare sul primo pullman per andare “là dove ti porta il cuore”.

Il problema non è qui la necessità dei controlli, ma il modo in cui si decide di gestire una partita considerata a rischio. Soprattutto quando il provvedimento arriva a ridosso della partita, riducendo i tempi per eventuali iniziative e contestazioni. E quando nel contempo i sindaci delel due città, Damiano Tommasi e Giacomo Possamai, avevano chiesto che la partita potesse essere vissuta sugli spalti da entrambe le tifoserie, nel rispetto delle regole.

Verona-Vicenza ritorna dopo più di nove anni, e sarà comunque una partita speciale. Ma senza il settore ospiti biancorosso sarà inevitabilmente un derby a metà.

La sicurezza resta imprescindibile, è vero. Ma proprio per questo sarebbe auspicabile che, in futuro, le istituzioni lavorassero affinché sicurezza e partecipazione non fossero considerate necessariamente alternative.

Perché un derby storico senza una delle due tifoserie non è soltanto una partita alla quale manca una curva. È una parte della sua storia che rimane fuori dallo stadio.

E forse la questione più importante che rimane aperta dopo questa vicenda è proprio questa: vogliamo stadi nei quali non succede nulla perché non c’è nessuno da mettere in sicurezza, oppure stadi nei quali si riesce a garantire la sicurezza permettendo alle persone di vivere responsabilmente la propria passione?

E questa è una domanda che va ben oltre il nostro derby tra Verona e Vicenza. È questa una domanda alla quale tutto il calcio italiano, squadre, istituzioni, ed anche i tifosi stessi, prima o poi, dovranno trovare una risposta.

Pierpaolo Lovato

 

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