Con i ‘cassonetti smart’ il rifiuto secco sta calando. Il risultato viene dalla sperimentazione in corso a Malo, Caltrano, Chiuppano e Fara. “Ma non basta, lo dicono i numeri” sottolineano i gruppi consiliari Civitas Schio e Noi Cittadini con Cristina Marigo, che aggiungono: ” parlare di obiettivi centrati per il 2030 è prematuro. E’ una valutazione imprecisa”.

L’analisi viene fatta dai consiglieri Marco Vantin, Cristiana Dalla Fina, Antonella Nardello e Albino Mosele. “È opportuno che il presidente di ViAmbiente, Giovanni Cattelan, in virtù del suo ruolo di guida, analizzi con maggiore attenzione i parametri fissati dal Piano Regionale Rifiuti-aggiungono-L’obiettivo degli 80 kg pro-capite, spesso citato, non rappresenta l’obiettivo che il Piano assegna a nostro territorio ‘Bacino Vicenza’ ma rappresenta la media regionale attesa al 2030, includendo tutti i Comuni veneti e considerando in quel dato l’esistenza delle grandi città e delle aree a forte afflusso turistico alle quali, in ragione di questo, il Piano consente target diversi, e più ‘morbidi’, da raggiungere prescrivendo invece agli altri ambiti territoriali obiettivi più ambiziosi, come nel nostro caso”.

Per i consiglieri scledensi, quindi, l’Alto Vicentino ha obiettivi più ambiziosi rispetto alla media veneta. Il Piano Regionale Rifiuti fissa 67 kg pro-capite come traguardo e 72 kg come soglia massima di tolleranza. “Presentare un dato prossimo agli 80 kg come un traguardo definitivo rischia di generare un’errata raffigurazione comunicativa della realtà-continuano-soprattutto se pensiamo che la media dei comuni ex AVA si attesta ancora attorno ai circa 90 kg , ben lontana dagli standard di eccellenza richiesti e che se raffrontata alle performance raggiunte da aree simili della nostra regione caratterizzate da comuni medio-piccoli ad urbanizzazione diffusa sono numeri che risultano quasi doppi rispetto a ciò che con altri sistemi è possibile ottenere”.

E non è solo questione di quantità: conta il riciclo
Contano soprattutto qualità e riciclo effettivo. I cassonetti smart raccolgono materiale, certo, ma quanto di esso viene realmente trasformato in nuova materia? “Non è più sufficiente misurare quanto materiale viene separato, ma quanto di esso viene effettivamente trasformato in nuova materia, il cosiddetto tasso di riciclo effettivo-sottolineano i consiglieri comunali- Come autorevolmente sottolineato dalla dott.ssa Tesser di ARPAV in occasione dell’Ecoforum Veneto 2025, permangono forti perplessità sulla qualità dei conferimenti effettuati tramite sistemi stradali, anche se ‘smart’, sui quali l’agenzia regionale ha avviato una corposa campagna di monitoraggio merceologica al fine di determinare la qualità dei rifiuti in essi conferiti ponendo l’accento sulle forti perplessità collegate ai costi, molto elevati, di questi sistemi e al rischio esistente rispetto a investimenti cospicui che non realizzino poi infine gli obiettivi di Piano”. Per loro, sistemi più collaudati come il porta a porta garantiscono performance superiori e minore impurità del materiale.

Il confronto con altre realtà parla chiaro: a Treviso, provincia simile per caratteristiche socio-economiche, la raccolta domiciliare porta il secco a soli 46 kg pro-capite. “Anche restando nel nostro bacino, i comuni ex Soraris, con il porta a porta, si attestano già sui 62 kg. È evidente che il margine di miglioramento per l’Alto Vicentino è ancora notevole”.

Ridurre i rifiuti o l’inceneritore di Schio resterà inutile
Il messaggio dei gruppi consiliari è chiaro: le sperimentazioni vanno bene, ma sono un punto di partenza, non di arrivo. “Accogliamo con favore l’adozione della tariffazione puntuale e della misurazione del secco aderendo così alle previsioni normative, pratiche che da tempo indichiamo come parte del processo di responsabilizzazione personale nel complesso meccanismo del conferimento dei rifiuti-aggiungono ancora-Tuttavia, se si perseguissero con convinzione gli obiettivi diriduzione più ambiziosi, i 67 kg previsti, l’intero Masterplan pensato con l’unico obiettivo di pervenire ad un ampliamento dell’impianto di termovalorizzazione di Schio risulterebbe obsoleto dimostrando come la vera sfida per il futuro non sia limitarsi a gestire l’eccedenza di rifiuti, ma ridurne l’esigenza di smaltimento finale attraverso la qualità della raccolta, applicando pratiche consolidate, economiche e dai risultati garantiti”.

“Consideriamo questi primi risultati come un punto di partenza e non di arrivo-concludono i consiglieri Marco Vantin, Cristiana Dalla Fina, Antonella Nardello e Albino Mosele- Invitiamo ViAmbiente e i sindaci del territorio a una pianificazione più rigorosa e a un’analisi strutturata dei dati e dei risultati, basata sui reali obiettivi di bacino e sulla massimizzazione del riciclo effettivo, affinché l’Alto Vicentino torni a essere un modello di gestione ambientale d’avanguardia”.

di Redazione AltovicentinOnline

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