Si è tenuta ieri la seduta congiunta delle commissioni Sanità e Ambiente del Consiglio regionale del Veneto dedicata all’approfondimento sulla presenza di Pfas lungo il tracciato della Superstrada Pedemontana Veneta, in particolare nell’area delle gallerie di Malo e Sant’Urbano. Un confronto richiesto da mesi dai consiglieri vicentini del Partito Democratico, Chiara Luisetto e Antonio Dalla Pozza, dopo le loro ripetute segnalazioni sull’esigenza di fare piena chiarezza sui monitoraggi ambientali.
Durante la seduta, Arpav ha illustrato gli aggiornamenti più recenti: allo scarico della galleria di Malo i valori di PFBA risultano oggi sotto la soglia dei 100 nanogrammi per litro, grazie alla sostituzione periodica dei filtri installati da Sis. Un dato in linea con quanto già riportato dall’Agenzia negli ultimi comunicati ufficiali . La Regione ha inoltre comunicato l’intenzione di avviare uno studio epidemiologico nell’area interessata dalle acque di scorrimento tra Dueville e Caldogno, zona considerata sensibile alla luce delle indagini in corso sulla contaminazione da PFAS.
Nonostante le informazioni fornite, Luisetto e Dalla Pozza hanno chiesto una nuova convocazione delle commissioni per ricevere aggiornamenti su una serie di questioni rimaste irrisolte. Primo tema: il monitoraggio delle terre e rocce di scavo, su cui il Comitato Via ha espresso la necessità di attivare controlli specifici, ma sul quale si attende ancora un riscontro formale dal Ministero dell’Ambiente. Una questione rilevante, considerando che in passato Arpav aveva già segnalato la presenza di PFBA nei materiali di scavo collegati ai lavori della Pedemontana .
Altrettanto urgente, secondo i consiglieri Pd, è definire tempi e contenuti dell’Osservatorio permanente sull’inquinamento, uno strumento richiesto per coordinare dati, enti e responsabilità lungo tutto il percorso della SPV, e mai formalmente istituito. Rimane aperto anche il nodo dei monitoraggi sui pozzi privati: molti Comuni non sono in grado di sostenere da soli i costi delle analisi, e la prospettiva di scaricare tali spese sui cittadini rischia di rendere disomogeneo il controllo della qualità dell’acqua nelle aree più esposte.
A preoccupare ulteriormente Luisetto e Dalla Pozza è la situazione delle coltivazioni sui terreni ricomposti sopra le cave che ospitano materiali di scavo delle gallerie, una criticità già evidenziata pubblicamente nei mesi scorsi e che si intreccia con altre segnalazioni politiche sul rischio ambientale nell’Alto Vicentino .
“La fase di approfondimento che si è aperta è importante e necessaria, ma sono molti i punti ancora da chiarire”, commentano i due consiglieri. “Vogliamo garanzie sul monitoraggio dei materiali, sulle tutele per chi utilizza pozzi privati e sulla reale sicurezza dei terreni interessati dagli scavi. Continueremo a seguire ogni passaggio con la massima attenzione”.
Il tema PFAS nella Pedemontana rimane dunque centrale nell’agenda politica regionale. Le prossime settimane diranno se la richiesta di una nuova convocazione troverà risposta e se gli aggiornamenti attesi ai vari livelli istituzionali arriveranno in modo coordinato, come chiedono i territori.
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