La sanità veneta si prepara a una piccola rivoluzione di sistema. Dal prossimo luglio, secondo l’indirizzo annunciato dall’assessora regionale alla Sanità, Gino Gerosa, saranno i medici di base a prenotare direttamente le visite specialistiche per i propri assistiti, superando il modello in cui il paziente, ricetta alla mano, deve affrontare in autonomia code ai Cup, call center sovraccarichi e portali spesso non immediati.
L’obiettivo, spiegato nei giorni scorsi dalla Regione, è di trasformare il momento della prescrizione in un vero atto di presa in carico: il cittadino esce dall’ambulatorio “con la data in mano”, non solo con la richiesta. Una formula che punta a ridurre tempi e disagi, ma anche ad aumentare l’appropriatezza clinica delle prenotazioni.
Il Veneto, negli ultimi anni, ha investito molto nella riorganizzazione della medicina territoriale, in linea con gli indirizzi nazionali del PNRR, e la nuova modalità va letta in questa cornice. Si tratta di un passaggio che richiederà una stretta integrazione tra i software dei medici di medicina generale e la piattaforma regionale, oltre a un lavoro di formazione per gli operatori. Sul piano operativo, i camici bianchi avranno accesso diretto alle agende specialistiche delle Usl, potendo fissare la prestazione più adeguata e l’urgenza corretta.
Il nodo centrale resterà comunque quello delle disponibilità: senza un ampliamento delle agende, il rischio è che la prenotazione “in studio” finisca per spostare il problema senza risolverlo. La Regione, intanto, prosegue nel percorso avviato con gli investimenti sul personale e sulle strutture territoriali.
L’esperimento, se andrà a regime nei tempi previsti, potrebbe fare del Veneto una delle prime regioni italiane a spingere la prenotazione “a monte”, direttamente dal medico di famiglia, con l’ambizione di rendere più rapido un sistema che oggi sconta carichi crescenti e tempi d’attesa spesso troppo lunghi.
di Redazione AltovicentinOnline
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