Nel 2025 l’illegalità è costata alle imprese del commercio 41 miliardi di euro, mettendo a rischio 284 mila posti di lavoro regolari. Un conto più salato di quello del 2024.   A pesare è soprattutto  l’abusivismo commerciale che costa 10,5 miliardi di euro e nella ristorazione che pesa per 8,5 miliardi, la contraffazione per 5 miliardi, il taccheggio per 5,4 miliardi. Gli altri costi della criminalità (ferimenti, assicurazioni, spese difensive) ammontano a 7,4 miliardi e i costi per la cyber criminalità a 4,2 miliardi. A fare il punto della situazione è una nuova indagine di Confcommercio, secondo la quale il 29% delle imprese percepisce un peggioramento dei livelli di sicurezza nel 2025.

I prodotti più taccheggiati

Oltre sei imprese del commercio su 10 (62,3%) subiscono il taccheggio e, tra queste, quasi 1 su 5 (19,8%) ne è colpita più volte a settimana o quotidianamente, secondo l’analisi di Confcommercio. I prodotti più rubati sono profumi, cosmetici e prodotti per l’igiene personale (19,7%), abbigliamento e calzature (18,9%), accessori moda (16,7%), piccola elettronica, accessori tecnologici, batterie (14,1%), alimentari confezionati, come tonno e carne in scatola, pasta, farine, caffè (13,4%) e alcolici e vino (13,1%).

Il fenomeno percepito in maggior aumento dagli imprenditori (26%) sono i furti, seguiti da atti di vandalismo e spaccate (24,1%), aggressioni e violenze (24,1%), rapine (24%). Tre imprenditori su dieci (30,2%) temono che la propria impresa possa essere esposta a crimini. Il 22,8% delle imprese segnala episodi criminali legati alle baby gang nella zona di operatività e di queste la metà (49,6%) è preoccupata per la propria attività.

Di fronte a episodi criminali il 65,1% degli imprenditori intervistati da Confocommercio ritiene che chi li subisce dovrebbe sporgere denuncia, il 51,2% si rivolgerebbe alle associazioni di categoria e il 19,7 % dichiara che non saprebbe cosa fare. Quasi 7 imprese su 10 (66,6%) si sentono penalizzate dall’abusivismo e dalla contraffazione, in termini soprattutto di concorrenza sleale (53,5%) e riduzione dei ricavi (22,2%).

Gli investimenti sulla sicurezza

Quasi nove imprese su dieci (87,3%) dichiarano di aver investito in misure di sicurezza, soprattutto in sistemi di videosorveglianza (74%) e di allarmi antifurto (55,5%), destinando in media l’1,1% del fatturato. Un’impresa su quattro è favorevole a contribuire economicamente per rafforzare la presenza della vigilanza privata nella propria zona di attività.

di Redazione AltovicentinOnline

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