Forse se qualcuno avesse dato più peso a quei comportamenti non normali non ci sarebbero persone appese al filo della vita.
Nel piccolo centro di Ravarino, a pochi chilometri da Modena, molti residenti ricordano Salim El Koudri come una presenza solitaria, spesso chiusa in abitudini rigide e comportamenti difficili da interpretare. Nelle settimane precedenti all’attacco con l’auto in città, diversi commercianti e vicini avevano notato un peggioramento nel suo modo di fare, come se qualcosa dentro di lui stesse arrivando al limite.
Nella tabaccheria vicino all’American Bar, di fronte alla caserma dei carabinieri, chi lo vedeva ogni giorno racconta una routine sempre identica: l’acquisto di un biglietto “gratta e vinci” a basso costo e di un pacchetto di sigarini. Negli ultimi tempi, però, l’atteggiamento sarebbe diventato più imprevedibile, con reazioni improvvise e comportamenti che mettevano a disagio il personale, inclusi momenti in cui si sarebbe presentato in condizioni inappropriate o con scatti di rabbia.
Anche nel bar poco distante, gestito da una giovane donna di origine cinese, il suo comportamento appariva segnato da un continuo distacco. Pare che passasse molto tempo seduto da solo, sempre davanti al telefono, senza mai interagire con altri clienti. Chi lo osservava descriveva un uomo immerso in un isolamento quasi totale.
Nel condominio dove viveva con i genitori, la situazione non sarebbe stata diversa. Alcuni abitanti del complesso raccontano che si muoveva quasi esclusivamente a bordo della sua auto, una Citroën C3 che usava per brevi tragitti ripetuti più volte al giorno, in una sorta di rituale inquieto che lasciava intuire una forte agitazione interiore. In questi mesi, diversi vicini avrebbero percepito un peggioramento evidente del suo equilibrio emotivo: un crescente nervosismo, il progressivo venir meno dei saluti, discussioni animate al telefono e un atteggiamento sempre più cupo.
Chi lo conosceva di vista riferisce che la sua solitudine non era una novità, ma che negli ultimi tempi sembrava essersi accentuata, come se un peso interiore stesse diventando troppo difficile da contenere. Alcuni ricordano anche un passato di cure psichiatriche, elemento che oggi appare centrale per comprendere il suo stato mentale alla vigilia del gesto violento compiuto a Modena.
Sul fronte familiare, non emergono elementi di particolare criticità. I genitori vengono descritti come persone riservate, integrate nel territorio, lontane dai comportamenti del figlio. Il padre, operaio in un’azienda della zona, in passato aveva frequentato una delle associazioni islamiche del territorio, mentre il ragazzo non risulta aver avuto alcun ruolo o legame con la comunità religiosa locale. Anche chi gestisce il nuovo centro culturale della comunità conferma di non averlo mai visto partecipare ad attività o incontri.
Secondo quanto trapela dal contesto sociale e familiare, El Koudri avrebbe attraversato un periodo difficile anche sul fronte lavorativo: la perdita del suo impiego da magazziniere, dopo una laurea triennale in Economia, sembrava aver acuito la sua sensazione di smarrimento.
Resta ancora da chiarire cosa abbia rappresentato il punto di rottura. Le giornate trascorse in solitudine, i movimenti ripetitivi in auto, le telefonate concitate e gli scatti d’ira osservati da chi lo incrociava restituiscono l’immagine di un disagio crescente, non intercettato in tempo e culminato in un gesto devastante.
Gli inquirenti, che escludono per ora ipotesi di radicalizzazione o legami con gruppi estremisti, si concentrano sulla fragilità psichica e sull’isolamento del giovane come possibili chiavi per comprendere ciò che è accaduto. Nel frattempo, i genitori, visibilmente provati, avrebbero lasciato la casa nei giorni successivi ai fatti, in cerca di un luogo dove affrontare in silenzio l’enorme frattura che li ha travolti.
di Redazione AltovicentinOnline
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