Nel pomeriggio in cui la tranquillità del centro di Modena è stata spezzata da un’auto lanciata sulla folla, tra urla, feriti e caos, un gruppo di uomini sconosciuti tra loro ha corso nella stessa direzione guidato da un unico impulso: fermare chi stava continuando a seminare paura. Tra loro c’era anche un ragazzo di 21 anni originario del Bangladesh, Saku Talukder, arrivato in Italia quattro anni fa dopo un viaggio durissimo attraverso la Libia e il Mediterraneo.

Saku, che vive e lavora a Modena, si trovava in via Emilia per alcuni acquisti quando ha visto una vettura sbandare a grande velocità tra la gente, lasciando dietro di sé corpi feriti sull’asfalto. Non avrebbe esitato un istante: avvicinatosi ai primi feriti, avrebbe notato una donna gravemente colpita e, poco dopo, avrebbe visto l’uomo alla guida uscire dall’auto armato di coltello e tentare la fuga.

Secondo i presenti, un altro cittadino, Luca Signorelli, avrebbe iniziato a inseguire l’aggressore. Saku avrebbe deciso di fare lo stesso, seguito da altri giovani, tra cui un connazionale e un ragazzo albanese. In quegli attimi concitati, il gruppo sarebbe riuscito a bloccare l’uomo: Signorelli lo avrebbe immobilizzato mentre Saku sarebbe intervenuto per disarmarlo, riuscendo a togliergli il coltello e a gettarlo lontano, per poi indicarlo alla polizia appena arrivata.

Chi lo ha visto agire racconta che non avrebbe mostrato esitazioni. Avrebbe aiutato i soccorritori, sarebbe tornato sui luoghi dell’impatto per portare acqua e conforto ai feriti, chiedendo come potesse essere utile.

Saku, che in Italia lavora in uno stabilimento della Italpizza, sarebbe stato poi raggiunto dai suoi familiari in Bangladesh: da quanto riferito, i genitori gli avrebbero espresso orgoglio per il gesto compiuto, sottolineando quanto i valori di solidarietà e aiuto reciproco fossero stati parte della sua educazione fin da bambino.

Il giovane, che conosce bene il peso dei pregiudizi rivolti spesso verso chi arriva da altri Paesi, avrebbe confidato a chi lo ha intervistato che troppo frequentemente gli stranieri vengono rappresentati come una categoria uniforme, associata alla criminalità, mentre la realtà sarebbe fatta di persone comuni, oneste, lavoratrici, impegnate a costruire il proprio futuro. Avrebbe espresso il desiderio che gesti come quello compiuto sabato possano contribuire a superare queste visioni stereotipate.

A chi gli ha chiesto se rifarebbe ciò che ha fatto, avrebbe risposto senza esitazioni che la vita delle persone viene prima di tutto.

Nelle ore successive all’attacco, l’immagine che ha fatto il giro d’Italia ritrae proprio quel gruppo improvvisato di cinque uomini che, per pochi istanti, ha agito come un’unica forza. Tra loro c’era anche il ragazzo arrivato con un barcone, che quel giorno ha mostrato quanto il coraggio possa nascere nei luoghi più inattesi.

 

 

Piantedosi su fatti di Modena”Problema psichiatrico quello più rilevante, escluso terrorismo”

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