La Regione Veneto vuole introdurre una novità importante nel percorso di accesso alle visite specialistiche: la prenotazione effettuata direttamente dai medici di medicina generale, senza passaggi intermedi al Cup o ai servizi di prenotazione. Un cambiamento che, nelle intenzioni dell’assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa, dovrebbe semplificare la vita ai cittadini, riducendo tempi e passaggi burocratici.
L’idea è chiara: quando il medico ritiene necessaria una visita specialistica, potrebbe fissare l’appuntamento in tempo reale durante la stessa consultazione, consegnando al paziente data, ora e struttura in cui presentarsi. Un sistema già adottato in alcune regioni italiane e in diversi Paesi europei, pensato per alleggerire gli accessi ai CUP e rendere più fluido il percorso diagnostico. Tuttavia, dietro al principio condivisibile, emergono numerosi interrogativi. A sollevarli sono la vicepresidente della commissione Sanità, Chiara Luisetto (PD), e il capogruppo dem Giovanni Manildo, che annunciano la presentazione di un’interrogazione consiliare per chiedere chiarimenti.
I nodi sollevati dal Partito Democratico
Secondo Luisetto e Manildo, il progetto rischia di restare “un annuncio senza basi concrete” se non accompagnato da investimenti adeguati. Oggi molti medici di famiglia gestiscono fino a 1.800 pazienti, con un carico burocratico crescente e poche risorse di supporto amministrativo. “È già complicato per i cittadini riuscire a fissare un appuntamento con il proprio medico – spiegano – sempre che ce l’abbiano, perché aumentano le zone carenti e si è costretti a ricorrere alla guardia medica”.
A ciò si aggiunge l’avvio ancora incerto delle Case di Comunità, dove non è stato definito in modo chiaro il ruolo operativo dei medici di base, né l’integrazione con gli infermieri di famiglia. In un contesto già fragile, la nuova funzione rischia di appesantire ulteriormente una struttura in sofferenza.
“Una riforma senza mezzi rischia di essere un salto nel vuoto”
Il fulcro della critica riguarda la mancanza di un piano strutturato: strumenti informatici, personale di supporto, tempi di attuazione e investimenti dedicati non sono stati annunciati. “Si parla di una riforma, ma senza spiegare come realizzarla. Non si fanno le nozze con i fichi secchi”, commentano i due consiglieri dem.
Nell’interrogazione chiedono all’assessore Gerosa quali risorse siano previste, quali potenziamenti organizzativi e informatici verranno messi a disposizione dei medici e come verrà garantita la sostenibilità del sistema. Senza risposte chiare, sostengono, il rischio è duplice: illudere i cittadini sull’immediatezza delle prenotazioni e sovraccaricare ulteriormente un servizio sanitario già sotto pressione.
Una riforma potenzialmente utile, ma da costruire
L’idea della Regione Veneto punta ad avvicinare il sistema sanitario alle persone, riducendo passaggi e attese. Ma perché diventi una svolta reale e non l’ennesima promessa annunciata, sarà necessario definire: piattaforme informatiche integrate tra medici e ospedali; personale amministrativo di supporto; criteri organizzativi chiari per Case di Comunità e ambulatori
e tempi di attuazione e risorse economiche dedicate
La discussione è aperta, e l’interrogazione del PD mira proprio a ottenere le risposte che, al momento, mancano. La riforma potrebbe incidere significativamente sulla sanità veneta: il punto, ora, è capire come e con quali mezzi la Regione intenda renderla davvero operativa.
di Redazione AltovicentinOnline
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