Le condizioni di lavoro delle operatrici dell’integrazione scolastica nel Vicentino finiscono nel mirino della politica regionale. A denunciarle con toni durissimi è il consigliere regionale di minoranza Carlo Cunegato, che parla apertamente di situazione «vergognosa e intollerabile» e di un «diritto universale all’istruzione minato alle fondamenta».
Secondo Cunegato, nelle scuole del territorio i bambini e i ragazzi con disabilità in condizione di gravità vengono seguiti per circa 18 ore settimanali dagli insegnanti di sostegno, mentre per il resto del tempo la presa in carico è affidata alle operatrici sociosanitarie. Figure che, nel corso degli anni, maturano una professionalità elevata, sviluppano una grande sensibilità e diventano indispensabili per garantire percorsi scolastici inclusivi. Proprio per questo, sostiene il consigliere, è «ancora più inaccettabile» che le loro condizioni contrattuali siano così precarie.
Cunegato ricorda come, in occasione dell’ultimo rinnovo dell’appalto, fosse già stata denunciata una riduzione di 32mila ore di servizio. All’epoca la Direzione competente aveva assicurato un miglioramento dei contratti, promettendo di porre fine a una clausola particolarmente contestata: il mancato pagamento delle lavoratrici quando l’alunno con disabilità rimane a casa. «Una pratica che consideriamo intollerabile», ribadisce il consigliere.
Quelle promesse, però, non si sarebbero tradotte in realtà. Oggi – denuncia Cunegato – esiste un sistema di “cassa ore” che produce effetti paradossali: «Accade che molte operatrici lavorino 30 ore, ma ne vengano retribuite solo 22. In alcuni casi, quando un ragazzo è assente per seguire il PCTO, le lavoratrici non vengono pagate. È inaccettabile». Con stipendi che spesso si fermano a 800–900 euro al mese, molte dipendenti stanno scegliendo di licenziarsi e cercare altre occupazioni. «Stiamo perdendo professionalità costruite in decenni di esperienza», avverte Cunegato.
Le ricadute si riflettono direttamente sugli studenti. All’inizio dell’anno scolastico – ricorda il consigliere – diversi ragazzi non hanno avuto copertura per tutte le ore previste. Emblematico, a suo dire, il caso di Valdagno, dove quattro bambini sarebbero stati rimandati a casa per l’assenza dell’operatrice nelle ultime ore della mattinata o del pomeriggio. «Così stiamo compromettendo un diritto fondamentale, quello all’istruzione, per alcuni dei soggetti più fragili della nostra comunità», sottolinea.
Se le condizioni contrattuali resteranno queste, Cunegato prevede una situazione «sempre più esplosiva»: meno operatrici disponibili, più bambini e ragazzi di fatto discriminati, esclusi da un percorso scolastico pieno e continuativo. Da qui l’appello diretto alla Regione Veneto: «Chiediamo che vengano rivisti i bandi, prevedendo maggiori risorse per queste lavoratrici. Senza una retribuzione che consenta una vita libera e dignitosa siamo di fronte a sfruttamento». Una condizione che il consigliere definisce come una duplice discriminazione: sul lavoro, per le operatrici; e sul piano dei diritti, per gli alunni con disabilità.
La battaglia, però, non si ferma alle aule istituzionali. Cunegato invita infatti cittadini e cittadine della provincia di Vicenza, insieme alle lavoratrici del settore, a partecipare a un sit-in di protesta programmato davanti all’ospedale di Santorso il 4 giugno alle ore 18. Un presidio pensato per riportare al centro del dibattito pubblico la condizione delle operatrici dell’integrazione scolastica e, con essa, il futuro dell’inclusione nelle scuole del territorio.
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