La Balena Bianca non esiste più, ma il suo metodo continua a vincere. A Thiene, dove tra meno di un anno si voterà, il problema potrebbe non essere il prossimo nome. Potrebbe essere capire perché l’ultimo ha perso.

La Balena Bianca è morta da più di trent’anni. Eppure continua a far parlare di sé.

Non porta più lo scudo crociato. Non ha più sezioni, congressi o tessere. Ma conserva intatta la sua antica grammatica.

La Democrazia Cristiana aveva molti difetti. Correnti, congressi interminabili, guerre interne che oggi farebbero impallidire qualunque coordinamento provinciale. Ma aveva anche una qualità che la politica contemporanea sembra aver smarrito: sapeva distinguere un candidato da un sindaco.

Un candidato lo si può scegliere in una riunione.

Un sindaco no.

Un sindaco nasce quasi sempre prima della candidatura. Nasce dalla fiducia, dalla credibilità, dalla conoscenza della città e dei suoi problemi, dalla capacità di parlare anche a chi non voterà naturalmente il suo schieramento.

Ma soprattutto nasce dalla capacità di indicare una direzione. Di raccontare una Thiene futura e di convincere la città che quella direzione valga la pena di essere percorsa.

A Thiene questo linguaggio dovrebbe essere familiare. Per quasi quarant’anni la città è stata guidata da sindaci espressione della cultura democristiana che ne hanno accompagnato la crescita economica, urbanistica e sociale.

Tra questi è giusto ricordare Camillo Cimenti, che più di altri interpretò un’idea di amministrazione fondata sulla programmazione e sulla visione. Non la gestione dell’ordinario, ma la costruzione del futuro. Non l’inseguimento delle emergenze, ma la capacità di immaginare la Thiene che sarebbe venuta.

Si possono condividere o meno quelle scelte. Ma è difficile negare che dietro vi fosse un progetto di città. Ed è proprio questo che distingueva una candidatura da una leadership.

Don Luigi Sturzo chiamava a raccolta i “liberi e forti”. Alcide De Gasperi ragionava sulle generazioni più che sulle elezioni. Non era romanticismo. Era metodo. Prima si costruiva il consenso, poi arrivava il simbolo. Oggi troppo spesso si fa il contrario: prima arrivano i simboli e poi si cerca qualcuno da metterci sotto.

Si potrebbe liquidare tutto questo come un esercizio di nostalgia politica. La Balena Bianca, Sturzo, De Gasperi, le vecchie regole della Prima Repubblica.

Sarebbe un errore. Perché il punto non riguarda il passato. Riguarda Thiene. Perché tra meno di un anno si voterà e, come sempre accade quando una scadenza elettorale comincia ad avvicinarsi, hanno già iniziato a circolare i nomi.

Ma a Thiene il centrodestra non riparte da una vittoria. Riparte da una sconfitta. L’ennesima. Ed è proprio questo il punto. Perché nel 2022 non perse soltanto un candidato. Perse un intero metodo di costruzione della candidatura.

Il risultato fu una coalizione incapace di allargarsi oltre il proprio recinto elettorale e un centrosinistra che riuscì invece a presentarsi come il punto di incontro di una parte molto più ampia della città. Per questo il problema non è individuare il prossimo nome. Il problema è capire se il centrodestra abbia compreso le ragioni che lo hanno portato all’opposizione.

Si parla di Manuel Benetti, che dopo la corsa del 2022 vuole insistentemente riprovarci. Si parla di Maria Gabriella Strinati, oggi nell’orbita di Forza Italia. Circolano i nomi di Barbara Cunico e qualcuno ripesca Roberto Frau. Come accade ormai da diverse tornate elettorali si evoca anche Francesco Dal Ferro, che peraltro continua a negare decisamente ogni disponibilità. Negli ultimi mesi si è aggiunto anche quello di Giovanni Scarpellini, indicato dalla consigliera Giulia Scanavin come il nome su cui Fratelli d’Italia vorrebbe puntare. I nomi, insomma, non mancano.

Ma il punto non è questo. Perché la vecchia Balena Bianca commetteva molti errori, ma raramente ne commetteva uno: non partiva dai nomi.

Partiva dalle comunità. Prima venivano le associazioni, le categorie economiche, il volontariato, le parrocchie, i quartieri. Poi emergeva una persona. Solo alla fine arrivava il candidato. Era un processo lento, a volte persino esasperante. Ma aveva un vantaggio: quando il nome arrivava sul tavolo, spesso la città lo conosceva già. Oggi il rischio è esattamente l’opposto. Discutere di chi dovrà essere il candidato senza aver ancora chiarito quale idea di città si voglia rappresentare e quale profilo sia davvero in grado di interpretarla.

Alcide De Gasperi diceva che il politico guarda alle prossime elezioni, mentre lo statista guarda alle prossime generazioni.

Tra meno di un anno si voterà. La domanda è se il centrodestra stia cercando il candidato per la prossima elezione o il sindaco per la prossima Thiene.

Perché non sempre sono la stessa persona.

di Redazione Altovicentinoline

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