Il caso della querela contro don Fabio Miglioranza, parroco di Sarcedo, da parte dell’europarlamentare veneta Elena Donazzan ha aperto un fronte politico e civile che va ben oltre lo scontro personale tra un’esponente della destra e un sacerdote di provincia. Attorno a quella querela, definita da più parti “temeraria”, si sta infatti consolidando un dibattito che riguarda il rapporto tra politica, giustizia e libertà di critica.

La scintilla: lo scontro tra Donazzan e il parroco di Sarcedo

La vicenda affonda le radici nelle polemiche scoppiate nei giorni scorsi intorno alle posizioni pubbliche di Elena Donazzan su migranti, persone LGBT+ e conflitto in Medio Oriente. L’eurodeputata, più volte al centro di contestazioni per dichiarazioni ritenute fortemente discriminatorie, è finita nel mirino di critiche dure, tra cui quelle di don Fabio Miglioranza, parroco di Sarcedo, che ha contestato apertamente l’impostazione valoriale e politica della rappresentante della destra veneta. Da questo scontro di visioni nasce la decisione di Donazzan di procedere con querela per diffamazione nei confronti del sacerdote, scelta giudicata da molti come sproporzionata e sintomatica di un uso intimidatorio dello strumento giudiziario nei confronti di chi esercita il diritto di critica politica. Le parole del don sono state molto dure, ma per onestà intellettuale, occorre ricordare che non sono da meno le dichiarazioni di Elena Donazzan, che anche in passato ha ottenuto gli onori della cronaca nazionale per frasi choc, che qualcuno ha definito disumane.

La denuncia di un “sistema”: minacce di querela e richieste di denaro

A rendere ancora più incandescente il clima è intervenuta la testimonianza di un esponente politico che, prendendo spunto dal caso don Miglioranza, ha descritto l’esistenza di un vero e proprio “sistema” di intimidazione legale messo in campo da tempo dall’eurodeputata. Si tratta di Carlo Cunegato, scledense, di Avs che in questi giorni non è stato fermo sul caso-Donazzan-Migliorin. “Il dibattito sulla querela della eurodeputata Donazzan al parroco di Sarcedo Don Fabio Miglioranza ha fatto emergere l’esistenza di un sistema che non posso più non denunciare – racconta Cunegato che avrebbe raccolto diverse testimonianze – .  In questa contesa dialettica social l’eurodeputata ha pubblicato in Facebook una corrispondenza privata che avevo avuto con il suo avvocato. La violazione della corrispondenza privata e della privacy è un reato previsto dall’articolo 616 comma 2. Potrei denunciare l’eurodeputata, ma non lo farò, perché non sono come lei. Potrei querelare molte persone che mi insultano pubblicamente, quotidianamente, ma non lo ho mai fatto, perché non sono come lei. Per me la politica è un’altra cosa, qualcosa di alto”.

“Questa è una deriva inaccettabile, che segnala il senso di onnipotenza di questa classe dirigente della destra – continua Cunegato – . Donazzan, almeno da molti mesi, utilizza in modo sistematico lo strumento della minaccia di querela. Funziona così. Donazzan dice pubblicamente cose orribili, come quando definisce una persona transessuale un demonio, quando afferma che i figli di coppie misti potenziali terroristi, o come quando dice che i bambini morti a Gaza, 20 mila, uno all’ora per due anni, sono figli di terroristi. Insensibile anche di fronte agli omicidi spietati di bambini innocenti. Nei commenti ai post che girano della rete, molte persone sono profondamente, e aggiungo giustamente, indignate di fronte a queste posizioni così discriminatorie e disumane. A volte i toni dei commenti sono eccessivi. L’avvocato della Donazzan manda una lettera in cui minaccia una querela per diffamazione e invita ad una transazione economica entro 30 giorni. Conosco molte persone che hanno ricevuto questa minaccia. Conosco chi, spaventato da queste intimidazioni, ha pagato pur di chiudere la partita. Tutto questo è davvero moralmente basso e intollerabile. Una vergogna”.

“Sia chiaro – ci tiene a sottolineare Cunegato – ,  gli insulti che Donazzan può aver ricevuto sui social sono sbagliati. Quando li ritiene diffamatori ha tutto il diritto di tutelarsi. Lo faccia: presenti una querela e sarà un giudice a stabilire se c’è stata diffamazione. Ma  questo sistema serve a intimidire, a ridurre al silenzio chi la critica, guadagnando forse qualche soldo. Noi non ci facciamo intimidire, questo deve saperlo. Continueremo a lottare per costruire un mondo agli antipodi da quello che ha in mente lei. Questo sistema vuole trasformare le reazioni, a volte sbagliate nella forma e scomposte, a delle posizioni discriminatorie. Una ignominia minacciare con l’arma della diffida/denuncia, spaventare la povera gente, a fronte di una richiesta di denaro. Sappiamo già che Donazzan si difenderà pubblicando gli insulti ricevuti: potrei farlo anch’io, ma non è questo il punto. Lo ripeto: se vuole querelare, lo faccia, col rischio poi di dover pagare l’avvocato dopo una probabile archiviazione. Ma non faccia questi giochini”.

“In democrazia la politica virtuosa è uno scontro dialettico tra visioni del mondo, idee, difesa di interessi di classe diversi – conclude Cunegato – .  La politica che si trasforma in un sistema di querele per diffamazione, per ridurre gli avversari al silenzio, e di minacce di transazione economiche, spesso sfruttando la paura di persone, è una degenerazione della politica inquietante e intollerabile. Voglio denunciare questo sistema perverso, che deve finire.

Rosanna Filippin (PD): “Querela temeraria, non è diritto ma intimidazione”

Ancora più netta la posizione di Rosanna Filippin, avvocata e parlamentare del Partito Democratico, che entra nella vicenda dal punto di vista politico e giuridico. Per Filippin il vero nodo non sta tanto nelle parole del sacerdote, quanto nel rapporto di forza tra chi querela e chi viene querelato: definisce esplicitamente la denuncia contro don Miglioranza come “querela temeraria”, spostando il focus dal contenuto dell’omelia o del post alle dinamiche di potere. Parla di “intimidazione”, spiegando che quando una persona che detiene un potere ,  politico, mediatico, economico,  utilizza lo strumento giudiziario contro una persona nettamente meno potente, si entra in un campo che esula dal fisiologico esercizio del diritto di difesa. Filippin  riconosce che i toni del sacerdote possono essere discussi, criticabili, non condivisi, ma rivendica il principio che in democrazia bisogna “accettare il confronto, anche se aspro”.

Ma non finisce qui,  annuncia la propria disponibilità a difendere pro bono don Fabio Miglioranza, definendo questa scelta “una questione di democrazia”, un atto simbolico a tutela della libertà di espressione e di critica, soprattutto quando a parlare è chi ha meno potere.

Il nodo politico: il confine tra diffamazione e libertà di critica. Parla l’avvocato

Avvocato Fabio Calderone, da esperto in legge e lontano dalla politica che idea si è fatto di questa vicenda?

A mio modesto parere sarebbe stato preferibile che la vicenda non prendesse la piega di uno scontro tra un esponente della  forza politica di maggioranza che governa il Paese ed un sacerdote di provincia, che ha scatenato sui social l’accesso dibattito tra innocentisti e colpevolisti, ma attraverso una composizione serena tra le parti, senza che si arrivasse ad un’aula di Tribunale.
Il contesto in cui il dibattito si era sviluppato, anche rispetto alle opinioni contrarie alle affermazioni di Don Miglioranza avrebbe dovuto spingere piuttosto la europarlamentare a chiedere che su temi delicati (tutela dei migranti) una tavola rotonda alla quale partecipare, anche rispetto al ruolo istituzionale rivestito.
Certamente questa poteva essere la soluzione per rasserenare gli animi, in un momento in cui il richiamo al dialogo ed alla costruzione di ponti abbiamo quanto sia importante a livello internazionale.
Cosa significa “querela temeraria”?
Il concetto di “querela temeraria” tra origine dal contenuto di cui all’art. 427 cpp, laddove si dice che  in presenza di un reato procedibile a querela (ed il delitto di diffamazione lo è) nell’ipotesi in cui l’imputato, nei confronti del quale è stata proposta querela venga assolto con la formula più favorevole (assoluzione perchè il fatto non costituisce reato o non lo ha commesso ) il giudice condanna il querelante alle spese anticipate dallo Stato, nonché alla rifusione delle spese e risarcimento del danno in favore dell’imputato secondo quanto previsto dall’art. 542 c.p.p.
E’ possibile ipotizzare uno scenario finale della vicenda ipotizzato dalla collega Filippin ,ma occorre che almeno il querelante abbia per colpa grave proposto una querela temeraria, e rispetto alle espressioni utilizzate, salvo non ritenerle pronunciate  nell’ambito di un diritto di critica ed in risposta a quelle rilasciate dalla Donazzan sulla vicenda della visita dei bambini di Marostica al centro di Trieste, potrebbe il giudice ritenere almeno una possibilità di colpevolezza a carico del sacerdote.
di Redazione AltovicentinOnline

 

 

 

 

 

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