“Poteva restare a casa”. Ma è normale scrivere una frase simile mentre una persona sta cercando il marito che quasi certamente è annegato nel lago? Eppure, riflettiamoci, quante volte l’abbiamo letta sui social sotto gli articoli di tragedie immense? Non è umanamente normale una considerazione del genere se hai un minimo di umanità. E’ questo è un commento leggero e leggibile rispetto agli irripetibili messaggi degli odiatori del web che avrebbero le ore contate grazie al lavoro della polizia postale.
Nel caso della ministra Eugenia Roccella e del marito Luigi Cavallari, l’indagine degli investigatori mette a nudo una verità sconcertante: dietro i messaggi d’odio non ci sono alone di libertà di espressione, ma persone reali, spesso profilate, che sferzano con cinismo, aggressività e soprattutto impunità apparente. È ora di chiamare le cose con il loro nome: è violenza digitale, è minaccia, è terrorismo soft sui social.
I fatti sono chiari Commenti carichi di livore, in alcuni casi accompagnati da foto profilo con gatti o volti oscurati, in altri da nomi e cognomi dichiarati, ma sempre con l’adrenalina dell’offesa pronta a esplodere. “Mi spiace sia capitato a lui e non a lei”, dice uno; “Il karma… comincia a girare”, risponde un altro; “Donna, madre, cristiana. Ce l’ha buttato in acqua lei”: schegge taglienti di pregiudizio che hanno un obiettivo: spaventare, isolare, delegittimare. E non si tratta di una singola opinione ispirata dall’emotività; è una pratica diffusa, reiterata, che trova terreno fertile nell’assenza di visibilità, nell’uso di nicknames e nell’eco di gruppi che normalizzano l’odio. Ma è normale scrivere questo mentre una donna ha perso il suo compagno di una vita nel lago?
La polizia postale è al lavoro sui terribili messaggi social alla Ministra è intervenuta anche Giorgia Meloni e per come sono state avviate le indagini qui nessuno avrà scampo, nemmeno quelli che si creano furbi e utilizzano profili fake pronti ad essere smascherati. Stavolta le pene saranno esemplari perchè non si tratta di libertà di espressione o di antipatia nei confronti di Roccella, si tratta di odio puro e di incitamento all’odio. E’ ora che si metta un freno e si capisca che prima di scrivere ci si deve fermare e chiedersi: lo direi nella vita reale?
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