«Ho una buona notizia da darti. Abbiamo vinto al Totocalcio». È il dialogo intercettato tra Pietro Ciucci, ad della società Stretto di Messina, e Giacomo Francesco Saccomanno, storico esponente della Lega in Calabria, secondo quanto riportano oggi diversi quotidiani, contenuto nell’informativa del Ros nell’ambito dell’inchiesta della procura di Roma sui presunti tentativi di influenzare il controllo di legittimità sulla delibera sul Ponte sullo Stretto.

Al centro dell’indagine ci sono Saccomanno, l’imprenditore reggino Vincenzo Virgiglio e l’ex presidente aggiunto della Corte dei conti Tommaso Miele, indagati a vario titolo per corruzione e rivelazione di segreti d’ufficio. Gli investigatori ipotizzano che i primi due avrebbero promesso incarichi e vantaggi a Miele per favorire il via libera alla delibera da 13,5 miliardi.

Nelle intercettazioni, secondo quanto riportano i quotidiani, Saccomanno racconta anche la reazione del ministro dei Trasporti Matteo Salvini dopo la bocciatura della Corte dei conti alla delibera, il 29 ottobre scorso: «Se i magistrati vogliono la guerra, guerra sia», riferisce. Lo stesso Saccomanno definisce la decisione «un provvedimento eversivo» e sostiene che i giudici contabili «non possono entrare nel merito del progetto».

«Esultano tra di loro vantandosi di aver “vinto al totocalcio”, ma qui non c’è in palio un’innocua schedina domenicale, ci sono in gioco i miliardi dei contribuenti, sacrificati sull’altare dell’inutile feticcio di cartapesta di Matteo Salvini. Le intercettazioni emerse dall’inchiesta sui presunti tentativi di condizionare la Corte dei Conti scoperchiano un vaso di Pandora che puzza di vecchio malaffare e di spregiudicatezza». Lo dichiara, in una nota, Agostino Santillo, vicepresidente della commissione Ambiente alla Camera. «I contorni di questa vicenda non sono più soltanto dubbiosi o grigi, sono diventati letteralmente torbidi. Stiamo assistendo alle ennesime nefandezze per spingere a forza un’opera che è la negazione assoluta delle reali priorità infrastrutturali del Paese. L’accanimento terapeutico di questa destra, sorda a qualsiasi logica, dimostra in modo lampante che il Ponte non risponde a nessuna reale esigenza tecnica o di mobilità: è diventato un brutale assalto alla diligenza, un banchetto apparecchiato esclusivamente per ingrassare miopi interessi economici e bieche speculazioni. A rendere questo scempio ancora più nauseante è l’atteggiamento di Salvini e Meloni. Di fronte al fango che emerge dalle indagini, il “Capitano” e la sedicente “Patriota” fanno gli gnorri, rintanati in un silenzio omertoso che li rende inermi e, politicamente parlando, complici a tutti gli effetti. E’ inconcepibile che almeno Salvini, il principale promotore di quest’opera, non muova un dito, non prenda decisioni drastiche e non senta il dovere di metterci la faccia. Soprattutto mentre si mostra irreprensibile verso l’Ad di Fs, quando invece il vero artefice del caos delle nostre ferrovie è lui. Quando c’è da fare propaganda è sempre in prima fila, ma quando emergono ombre sparisce dai radar. Se non ha il coraggio o l’indipendenza per fermare questa macchina speculativa, abbia almeno la decenza di dimettersi,» conclude.

Ciucci replica alle intercettazioni: «Interpretazioni fantasiose e fuori dal tempo»

«Sono del tutto fantasiose e fuori dal contesto temporale le interpretazioni riportare dai giornali e dalle agenzie di stampa relative alla mia conversazione del 2 ottobre con l’avv. Saccomano, intercettata nell’ambito delle indagini della Procura di Roma». Così l’Amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci all’ANSA.

«Il 2 ottobre 2025 la Corte dei conti era in una fase preliminare di valutazione sulla delibera Cipess di approvazione del ponte sullo Stretto. In particolare, nell’ambito delle normali procedure, aveva appena richiesto alcuni approfondimenti ed era in corso la predisposizione, da parte delle competenti Amministrazioni con il contributo di Stretto di Messina, della documentazione per rispondere. Ne deriva che la valutazione della Corte era ben lontana dal noto esito negativo del 29 ottobre 2025. Infatti, solo il successivo 22 ottobre la Corte ha deciso di deferire l’esame della delibera Cipess alla Sezione Centrale di controllo. Quindi risulta privo di valenza anche temporale il significato attribuito alla mia conversazione telefonica del 2 ottobre con l’avv. Saccomanno, da me conclusa con evidente ironia. Nell’ambito del descritto contesto temporale risultano ugualmente prive di fondamento le congetture riguardanti il convegno del 30 ottobre, organizzato ben prima della fissazione dell’adunanza del 29».

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