Il Costo continua a far discutere. Prima le corse di auto e moto che trasformano la provinciale che porta in Altopiano in una pista, gli incidenti, le proteste di residenti e amministratori. Poi gli autovelox, installati, contestati e rimossi nel giro di poco tempo, nonostante un investimento di quasi 400 mila euro. Ora un nuovo colpo di scena: la prima multa elevata da quegli impianti viene cancellata da un giudice.
È il cortocircuito di una strada che non smette di far parlare di sé. Dove oggi il problema sono gli smanettoni che spalancano il gas, ieri lo erano le auto dei pendolari finite nel mirino degli autovelox. E adesso quella stagione torna prepotentemente d’attualità con una sentenza destinata a pesare.
Il Giudice di pace di Vicenza ha accolto il primo dei cinque ricorsi presentati dal sindaco di Asiago, Roberto Rigoni Stern, annullando l’ordinanza-ingiunzione della Prefettura di Vicenza e condannando l’ente anche al pagamento delle spese processuali. Un pronunciamento che potrebbe diventare il precedente per gli altri ricorsi ancora pendenti.
La vicenda affonda le radici nella primavera del 2023, quando la Provincia abbassò il limite di velocità sul Costo da 90 a 70 chilometri orari. Una decisione che scatenò immediatamente le proteste dei sindaci dell’Altopiano e di centinaia di pendolari. La conferma arrivò poche settimane dopo. In appena sette giorni gli autovelox fecero scattare oltre 150 multe, molte per velocità comprese tra i 71 e i 79 chilometri orari. Automobilisti sanzionati per pochi chilometri oltre il limite mentre, denunciavano i sindaci, le moto che affrontavano il Costo come un circuito continuavano a sfrecciare.
Le polemiche costrinsero la Provincia a fare marcia indietro: da autovelox, gli impianti vennero trasformati in tutor e poi, infine, vennero smantellati nell’estate scorsa.
Oggi, però, il conto arriva nelle aule di giustizia. La multa finita sotto la lente del Giudice di pace era stata notificata proprio al sindaco di Asiago ‘reo’ di aver sforato di 2 chilometri orari il limite, a tolleranza applicata. Rigoni Stern ha impugnato il verbale sostenendo che mancasse l’indicazione del decreto prefettizio che autorizzava il controllo automatico della velocità. Per il giudice non è un dettaglio burocratico: è un vizio che compromette il diritto di difesa dell’automobilista. Da qui l’annullamento della sanzione e la condanna della Prefettura alle spese di giudizio.
di Redazione AltovicentinOnline
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Costo. Tra moto e auto, torna l’allarme: “la strada non è una pista”
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