Fratelli d’Italia schiera un pezzo da 90 per coordinare le “amministrative” dell’anno prossimo. Il partito vuole rafforzarsi facendo la parte del leone, come non ha saputo fare alle scorse tornate elettorali. Matteo Golo, 51 anni, vicesindaco di Malo al secondo mandato, è stato scelto come commissario dopo un’accurata selezione ed è convinto: “Solo se il centrodestra sarà unito possiamo cambiare la storia politica di Thiene con un candidato forte, che deve essere concordato con saggezza e senza personalismi”.
Matteo Golo è molto conosciuto nel Vicentino per la sua concretezza. Imprenditore, è un uomo preparato, con grandi capacità di dialogo e confronto. Su di lui il partito di Giorgia Meloni punta perché lo ritiene autorevole. Il suo lavoro non sarà certo facile, dato che Forza Italia punta su Gabriella Strinati, propria tesserata, e c’è anche un agguerrito Manuel Benetti che sta facendo di tutto per imporre la propria candidatura a primo cittadino. Quel che resta della Lega a Thiene non lo appoggerebbe.
Golo, intanto benvenuto nel mondo politico di Thiene. Quale sarà il primo passo che farà?
Il tentativo è quello di far dialogare tutti i gruppi di centrodestra per creare un’alternativa al governo attuale. Promuoverò incontri schietti e diretti, sempre leali, perché chi mi conosce sa quanto siano importanti per me i rapporti umani.
Il fatto che lei sia di Malo può nuocerle in questo clima di eterno campanilismo dell’Alto Vicentino?
Assolutamente no, perché mi mette in una posizione neutra e distante da dinamiche thienesi che potrebbero condizionare il mio lavoro. In questo senso sono un “puro” e potrò fare scelte oggettive dal punto di vista del buon senso.
Qual è il principio che animerà il suo mandato di commissario di Fratelli d’Italia?
Tutti sono utili e nessuno è indispensabile. Dobbiamo costruire una squadra e non bisogna perdere di vista questa missione.
Ha già avuto qualche dialogo?
Sì, con Filippo Busin.
Che idea si è fatto di Thiene?
Casarotto è stato senza dubbio un grande sindaco: lavorare con anime diverse e facendo collaborare un Alberto Samperi con un Andrea Zorzan è stato da vero leader di una coalizione. È riuscito a mettere insieme persone con storie diverse che, con la sua mediazione, sono riuscite a governare fino alla fine.
E della giunta Michelusi cosa dice?
Ho un ottimo rapporto con Giampi, con cui ci siamo confrontati spesso per i nostri rispettivi incarichi amministrativi. Lui non è di centrosinistra e si smarca spesso dall’etichetta che la gente gli incolla per via della sua alleanza con il Pd. Di fatto, però, la sua amministrazione è di centrosinistra perché l’influenza del partito è evidente nel suo mandato. So che adesso il Pd dice di non volerlo appoggiare più e di fatto sono separati in casa, staremo a vedere.
In città, i due nomi ricorrenti come candidati del centrodestra sono Manuel Benetti e Gabriella Strinati…
Non è stato ancora deciso niente e si troverà un punto d’incontro. Io sono disposto a trattare, ma devono farlo tutti gli altri. Non accetto imposizioni e i diktat non vanno mai bene.
Parliamo di politica nazionale. Giorgia Meloni rimane prima nei sondaggi…
Ha carisma, riesce a coalizzare ed è una donna che sa farsi seguire. È pragmatica e sa fare squadra. Certo, non è facile sistemare l’Italia in soli cinque anni: abbiamo problemi decennali che non possono essere risolti con la bacchetta magica.
E di Roberto Vannacci cosa mi dice?
È un meteorite, come ce ne sono stati altri in passato. Viene molto pompato dai giornali di centrosinistra. Cavalca temi che stanno a cuore agli italiani, come immigrazione e sicurezza, ma è facile sbraitare quando sei all’opposizione. È al governo che si vede se vali, con la capacità di mettere in pratica quello che prometti e con cui acchiappi consensi.
Cosa pensa dei leghisti che stanno traghettando in Futuro Nazionale e come si concilia il sogno federale con l’entrata in un partito che ha alla base il patriottismo?
Guardi, penso che un vero leghista non potrebbe mai stare con Vannacci.
N.B.

 

 

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