Si accende il confronto politico in Veneto dopo l’approvazione, in Commissione Sanità del Consiglio regionale, dell’accreditamento di sei nuovi poliambulatori privati per attività diagnostiche e ambulatoriali. Cinque delle nuove strutture sorgeranno in provincia di Vicenza – a Costabissara, Valdagno, Bassano del Grappa e due a Montecchio Maggiore – mentre una sarà aperta nel Veneziano.
Le opposizioni contestano la scelta della Regione, accusandola di puntare sul privato convenzionato anziché sul rafforzamento del servizio sanitario pubblico per affrontare il problema delle liste d’attesa.
Le consigliere regionali del Partito Democratico Chiara Luisetto, vicepresidente della Commissione Sanità, Monica Sambo e Anna Maria Bigon parlano di un sistema che rischia di alimentare ulteriormente lo squilibrio tra pubblico e privato.
«Se lo smaltimento delle liste d’attesa deve passare attraverso il rafforzamento del privato, allora non ci siamo. L’accreditamento di ulteriori sei strutture per la diagnostica e le attività ambulatoriali non fa che indebolire il servizio pubblico: è il classico cane che si morde la coda», sostengono le esponenti dem.
Secondo il Pd, i dati dimostrerebbero come la Regione stia progressivamente spostando risorse verso il settore privato convenzionato. Le consigliere ricordano che nel 2025, dei 42 milioni di euro destinati al recupero delle liste d’attesa, 22 milioni sono stati indirizzati al privato convenzionato, una scelta evidenziata anche dalla Corte dei conti. «Si continua, anche su sollecitazione delle Ulss che chiedono l’apertura di nuovi ambulatori, ad alimentare un sistema squilibrato. Le prestazioni più remunerative vengono affidate ai privati, mentre i costi della rianimazione, delle terapie intensive e dei Pronto soccorso restano in capo al pubblico. Dove stanno l’equità e la volontà di rafforzare il sistema sanitario regionale?», si chiedono.
Sulla stessa linea anche Carlo Cunegato, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Consiglio regionale, che definisce gli accreditamenti «un meccanismo inquietante». «Il pubblico si arrende e dice di avere bisogno del privato per abbattere le liste d’attesa. Questo processo è un vero tsunami di privatizzazione, che impoverisce i veneti e lascia sempre più persone senza cure», afferma.
Per Cunegato, il fatto che le nuove autorizzazioni siano state richieste dalle stesse Ulss rappresenta «l’ammissione delle grandi difficoltà della sanità pubblica», in particolare nel Vicentino. «Noi crediamo che non sia questa la strada. Non bisogna favorire la privatizzazione con nuovi accreditamenti, bisogna investire nel pubblico», conclude.
A sostegno delle proprie critiche, Avs richiama i dati contenuti nella Relazione sociosanitaria regionale 2025. Nel 2024 la spesa sanitaria pubblica in Veneto è stata pari a 12,2 miliardi di euro, dei quali circa 2 miliardi sono stati destinati al privato convenzionato, pari al 16,5% del totale. A questi si aggiungono 4,11 miliardi di euro sostenuti direttamente dai cittadini per prestazioni sanitarie “out of pocket”. Secondo Cunegato, il risultato è che «di fatto 10 miliardi restano al pubblico e 6 vanno a ingrossare le tasche di chi fa business sulla salute e sulla malattia».
Sempre secondo i dati citati da Avs, nel 2024 ogni cittadino veneto ha sostenuto una spesa media privata per la salute di 847 euro, superiore alla media nazionale di 730 euro. Numeri che, secondo l’opposizione, indicano un progressivo allontanamento dal modello di sanità universale.
Le forze di minoranza chiedono quindi un cambio di rotta, sostenendo che il recupero delle liste d’attesa debba passare attraverso il potenziamento di personale, strutture e servizi pubblici, anziché mediante un ulteriore ampliamento della rete di strutture private convenzionate.
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