“Contiamo di partire con le prime opere entro la fine di quest’anno, con il termine dei lavori nel 2034”. Così l’ad della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, in un’intervista a La Stampa parlando del Ponte sullo Stretto. “I problemi del Ponte derivano da diversi aspetti. Le procedure sono complesse, sia a livello nazionale che comunitario, lo sforzo dovrebbe essere di mettere in parallelo i diversi passaggi piuttosto che in successione. Sarebbe fondamentale per risparmiare tempo e quindi costi”, spiega. “Senza voler fare retorica, gioca un ruolo anche la paura del cambiamento e forse l’impossibilità di trovare un nuovo equilibrio che possa portare benefici a tutti”, sottolinea Ciucci.

“Il commissario ha indubbiamente il potere di velocizzare, ma non ha la bacchetta magica. Molto dipende dai poteri di deroga che gli vengono attribuiti”. E nella realizzazione delle infrastrutture l’Italia ha “tutto, grandi competenze ingegneristiche, ambientali, antimafia, che ci vengono anche invidiate fuori d’Italia. Quello che forse difetta, a volte, è la capacità di tutti gli attori, anche politici, di lavorare in modo coordinato verso l’obiettivo”, sostiene l’ad della Stretto. Parlando ancora del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria, Ciucci sottolinea come l’opera sia «storicamente oggetto di contrapposte posizioni politiche, e questo non aiuta. C’è anche l’imponenza dell’opera e la sua straordinarietà tecnica, associata ad una diffusa sfiducia sulla capacità di realizzare grandi opere, rispettando tempi e costi”. Alla domanda sul perché in Italia la realizzazione delle opere pubbliche richieda tempi così lunghi, Ciucci aggiunge: «Le opere procedono secondo iter dettati dalle norme che hanno il giusto obiettivo di tutelare le persone che lavorano, l’ambiente, il paesaggio, il patrimonio archeologico, senza mai dimenticare la protezione dai rischi di infiltrazione della criminalità. Ovviamente maggiori tutele significano tempi più lunghi».

Gds

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