Pensioni che non bastano, rette che continuano a salire e famiglie costrette a fare i conti con migliaia di euro ogni mese. Quello delle case di riposo in Veneto, per la senatrice Daniela Sbrollini, rischia di trasformarsi da problema economico a vera e propria emergenza sociale e chiede alla Regione Veneto di intervenire e di non lasciare soli anziani e famiglie. Intanto, a Venezia, il presidente della Regione Alberto Stefani ha riaperto il confronto politico per sbloccare la storica riforma delle Ipab, da anni ferma al palo.

“Il continuo aumento delle rette delle case di riposo sta diventando un problema sociale che non possiamo più affrontare come una semplice questione contabile”, denuncia Sbrollini. Al centro, sostiene la senatrice, devono esserci “la salute, la dignità e il diritto alla cura” delle persone anziane, soprattutto di quelle che non possono contare su una rete familiare in grado di assisterle o di sostenere costi sempre più pesanti. Il quadro descritto dall’esponente di Italia Viva è quello di una pressione economica che rischia di travolgere chi è già più fragile. Stipendi e pensioni restano sostanzialmente fermi, mentre l’inflazione continua a incidere sui bilanci domestici. E quando arriva il momento di pagare una struttura residenziale, il conto può diventare impossibile da sostenere. “Chiedere a una persona o alla sua famiglia di sostenere rette che possono arrivare a migliaia di euro al mese significa, in molti casi, mettere in discussione la possibilità stessa di garantire un’assistenza adeguata”, afferma ancora, citando i dati dati diffusi dai sindacati dei pensionati “e più volte richiamati anche da amministratori delle case di riposo e sindaci: nel 2026 la quota media a carico degli ospiti con impegnativa di residenzialità si colloca su livelli considerati troppo gravosi”. Ed è proprio qui che, secondo Sbrollini, finisce la semplice contabilità e comincia il problema sociale. Perché quando una famiglia non riesce più a sostenere la retta, a essere messa in discussione non è soltanto la capacità di pagare una fattura, ma la possibilità di garantire a una persona anziana cure e assistenza adeguate. “Non basta chiedere alle strutture di contenere i costi”, sostiene la senatrice. La Regione, a suo giudizio, deve assumersi “fino in fondo la responsabilità delle proprie politiche sociali e sanitarie”. Un anziano, aggiunge, “non può essere considerato soltanto un costo per la famiglia o per la struttura che lo accoglie”.

La riforma delle Ipab
Sul banco degli imputati politici finisce anche una riforma attesa da decenni: quella delle Ipab. Per Sbrollini il Veneto non può più continuare a rinviare un intervento diventato urgente alla luce dell’invecchiamento della popolazione, della carenza di personale e dell’aumento dei costi di gestione. Una situazione che rischia di alimentare un circolo vizioso: più anziani da assistere, meno personale disponibile, costi di gestione più elevati e rette sempre più difficili da sostenere. Anche in Consiglio regionale, ricorda la senatrice, sarebbe stato recentemente riconosciuto che la riforma delle Ipab non è più prorogabile e che l’aumento delle rette potrebbe trasformarsi in una vera emergenza sociale per utenti e famiglie. La richiesta è quindi quella di cambiare passo: una programmazione seria del fabbisogno, più impegnative di residenzialità, un adeguamento del loro valore e una distribuzione più equa dei costi tra Regione, sistema sanitario, Comuni e famiglie.

di Redazione AltovicentinOnline

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