Le recenti parole del sindaco di Thiene, Giampi Michelusi, che ha annunciato di non volersi ricandidare, aprono una riflessione sul peso dell’impegno amministrativo: il tempo sottratto alla vita personale, la fatica del confronto politico e la difficoltà di mantenere unita una squadra.
Da queste considerazioni prende avvio il dialogo con Cristina Marigo, sindaca di Schio. Dalla candidatura del 2024 alle tensioni successive nella maggioranza, dal rapporto con l’ex sindaco Valter Orsi alle controversie sulle scelte amministrative, ripercorriamo alcuni passaggi per comprenderne le ragioni e chiarire come siano stati affrontati. Al centro ci sono le responsabilità di chi governa, la qualità del confronto e il diritto dei cittadini a ricevere informazioni comprensibili.
Cristina Marigo, quanto si riconosce nelle parole di Michelusi sulla fatica e sul logoramento della politica? Che cosa del ruolo di primo cittadino si comprende davvero soltanto quando lo si esercita?
Ritengo che molti amministratori si siano riconosciuti nelle parole di Giampi, soprattutto quando parla di una fatica che deriva da una continua e sterile contrapposizione politica e su attacchi personali. Tu lavori per la città, concentrando ogni energia su questo, altri fanno propaganda. Sul ruolo del sindaco si impara col tempo che le ore del giorno non bastano mai… a parte gli scherzi, una città come Schio ha mille questioni da affrontare su moltissimi temi diversi, che richiedono competenze, serietà e responsabilità, in una parola tempo per studiare e confrontarsi, personale tecnicamente preparato e persone fidate accanto. Un sindaco deve governare il comune tenendo conto delle più diverse esigenze, senza tralasciare nulla, mentre alcuni cittadini o associazioni, vedono solo ciò che conoscono, lanciando giudizi parziali e impietosi
Tornando al periodo precedente all’elezione, quale clima ha accompagnato la sua candidatura? Quali difficoltà ha dovuto affrontare nella costruzione della squadra e come è riuscita a superarle?
Non posso nascondere che raccogliere l’eredità di Orsi non è stato facile. Sicuramente lui ha fortemente caratterizzato i suoi mandati ed ha determinato una svolta nella politica della città. Raccogliere quella sfida voleva dire avere un continuo confronto con il suo modus operandi e con una squadra creata da lui. Ho avuto fin da subito la fiducia del gruppo, ma ovviamente questo comportava una continua mediazione tra due mondi.
Lei arrivava da un lungo percorso nell’amministrazione Orsi. Come avevate definito i rispettivi ruoli per la nuova fase? Erano chiare, tra voi e all’interno della coalizione, le aspettative sulla sua autonomia alla guida del Comune?
Valter ha gestito il suo ruolo di sindaco nei 10 anni del suo mandato in totale autonomia, senza chiedere nulla a nessuno. Quando ho deciso di candidarmi ho subito chiarito che io non avrei preso in giro i cittadini per scimmiottare Valter e nel mio mandato sarei stata autonoma, come sempre sono stata nella gestione del mio assessorato nei 10 anni precedenti.
Dopo l’elezione, che cosa è cambiato nei rapporti all’interno della squadra? Quando ha avvertito che alcune differenze stavano diventando difficili da gestire, e come ha cercato di affrontarle?
Mi hanno fatto capire che il mio modo di lavorare, fin dalla campagna elettorale, non andava bene, mi hanno sfiduciato in modo più o meno palese ad ogni consiglio comunale. Preciso che il “lavoro” di sindaco non te lo insegna nessuno e sicuramente il ruolo di vicensindaco non può essere considerato in alcun modo un tirocinio per impararlo, almeno non lo è stato per me. E’ fatto di relazioni, le cui dinamiche comprendi nel tempo e cambiano nel tempo, perché gli amministratori si avvicendano, richiedono conoscenza reciproca e fiducia.
Il rapporto con Valter Orsi è diventato uno dei nodi della vicenda politica cittadina. Su quali scelte si sono manifestate le divergenze? Quali tentativi di confronto ci sono stati prima delle sue dimissioni dalla presidenza del Consiglio e, successivamente, da consigliere?
Le divergenze hanno riguardato alcune scelte amministrative, ma soprattutto la mia autonomia nel ruolo di sindaco. Da parte di Valter c’era l’aspettativa di essere interpellato su ogni decisione e di mantenere un ruolo determinante nelle scelte. Dopo dieci anni alla guida della città, credo non sia stato facile accettare che la responsabilità finale spettasse ora a un’altra persona. Ho sempre riconosciuto il valore della sua esperienza, ma il confronto deve accompagnare l’autonomia di chi è chiamato ad amministrare. Mi dispiace che non si sia trovato questo equilibrio, ma il mandato ricevuto dai cittadini richiede che io eserciti pienamente le mie responsabilità.
Le difficoltà politiche hanno avuto conseguenze sull’attività del Comune? Ci sono state decisioni rallentate o situazioni nelle quali i cittadini hanno risentito delle tensioni? Come avete rimediato?
No, io sono andata avanti con le mie scelte condivise con la giunta. Certamente le difficoltà interne hanno distolto molte delle nostre energie alla nostra efficacia politica come è immaginabile. Abbiamo rimediato lavorando il doppio, dopo lo sconcerto iniziale.
La vicenda Ava/ViAmbiente ha generato un confronto particolarmente acceso. Qual era il problema che intendevate affrontare con la scelta del recesso? Può chiarire dove si trova oggi il percorso, quali aspetti restano contestati e che cosa comportano per i cittadini?
Il problema che abbiamo sollevato è sulla efficacia della nostra azione amministrativa e politica e perciò sulle decisioni, dal momento in cui il patrimonio condiviso con 32 enti costruito nel tempo, l’inceneritore, il più delicato da un punto di vista ambientale e il più redditizio economicamente, si sarebbe perso e parcellizzato a seguito della fusione e perciò dell’entrata in società di altri comuni della provincia.
Dove colloca il confine tra un’opposizione incisiva e uno scontro che rende più difficile amministrare? Come si può mantenere un confronto esigente, garantendo controllo e trasparenza, senza deteriorare i rapporti istituzionali?
Il confine per la mia esperienza personale soprattutto con una parte dell’opposizione è sul confronto: non c’è alcuna volontà di istaurarlo, ma la manifesta determinazione di fare propaganda politica, di mettere bandierine, di contrapporsi all’amministrazione per prendere visibilità.
Il tema sicurezza è al centro dei dibattiti in tutti i comuni ed è stato trattato anche nel corso dell’ultimo consiglio comunale dove alla fine il dibattito è stato spostato sulla paternità delle azioni discusse. Che idea si è fatta a conclusione di quel dibattito?
Avrei preferito che il confronto rimanesse sui problemi segnalati dai cittadini e sull’efficacia delle risposte. Riconoscere il lavoro di ciascuno è giusto, ma la sicurezza non può diventare una gara a chi arriva prima o rivendica di più. Una proposta utile merita attenzione da qualunque parte provenga. Il nostro compito è trasformarla, assieme agli organi competenti, in un’azione concreta. Ricordo che la questione sicurezza è prima di tutto una competenza statale e dallo Stato la dobbiamo pretendere.
Questo è uno dei temi che vengono amplificati anche dai social con dibattiti accesi fra le opposte “fazioni”. Cosa si sente di dire ai cittadini che in modi diversi evidenziano dei disagi e delle preoccupazioni su tematiche legate ai doveri di chi amministra?
Vorrei chiarire anzitutto una cosa: dal sindaco non dipendono le forze dell’ordine istituzionalmente intese, le prerogative dell’ordine pubblico sono in capo ad altre istituzioni con le quali il sindaco si interfaccia continuamente per sottoporre le criticità e rappresentare le esigenze del territorio, ma di cui il sindaco non dispone direttamente. Credere il contrario, vuole dire farsi abbagliare da chi prende in giro i cittadini.
In questa fase, quali responsabilità riconosce anche a sé stessa? C’è una decisione, un confronto mancato o un modo di comunicare che oggi affronterebbe diversamente?
Quello che ritengo necessario e mio dovere, è dedicare più occasioni ai confronti pubblici, con i cittadini, anche su temi specifici.
Nei momenti più difficili ha pensato di lasciare? Che cosa l’ha sostenuta e come sta cercando di proteggere lo spazio per la vita personale?
Non ho mai pensato di mollare per mia volontà, ma ho dovuto prendere in considerazione l’ipotesi che ciò avvenisse per volontà altrui. Ho ricevuto un mandato dai cittadini e sento la responsabilità di chi ha creduto nella mia persona e nella mia squadra. La strada è stata subito in salita, con decisioni difficili da prendere, che solo in parte avevo previsto. Mi sostiene la mia squadra, le persone che più mi sono vicine nel lavoro di tutti i giorni, che sono state sempre limpide, trasparenti e leali e hanno deciso di lavorare sodo con un unico obiettivo, fare il meglio per la nostra città. La mia vita personale è il pilastro che mi sostiene, sono gli affetti che ogni singolo giorno mi sono accanto e che mi danno tante gioie. Certo, ho dovuto sacrificarla molto, ma cerco di essere presente sempre, nelle piccole come nelle cose più importanti.
Che cosa sente di dover chiarire oggi agli scledensi sulle vicende politiche di questi mesi? E quale impegno personale vuole assumere per migliorare il clima del confronto cittadino?
Il mio impegno quotidiano è fare il meglio per i miei cittadini: sembra una frase fatta, ma in realtà quello che metto in campo è un impegno autentico, non personalistico, non autoreferenziale, libero da condizionamenti, serio e responsabile. Quello che più mi fa arrabbiare è vedere i cittadini trattati come pecore, da chi li usa per il proprio tornaconto personale. Io ho rispetto dell’intelligenza di tutti, delle sensibilità altrui e dei loro bisogni e se non prometto tutto a tutti è proprio perché credo i cittadini di Schio non debbano accontentarsi di un venditore di pentole, ma fidarsi di chi conosce il valore della parola data.
di reazione AltovicentinOnline
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