a cura di Fabio Bui
Capita spesso di partecipare a conversazioni o dibattiti televisivi dove la moderazione venga scambiata per debolezza, indecisione o assenza di una visione forte; in realtà è esattamente il contrario!
Ritengo che il moderatismo rappresenti una forma avanzata e coraggiosa di radicalità politica per perseguire riforme profonde attraverso la mediazione, la sostenibilità e, soprattutto, nel rispetto delle regole democratiche, riconoscendo che in una società complessa nessun gruppo detiene la verità assoluta.
Per risultare davvero attrattivo e contendere lo spazio politico ai blocchi contrapposti, il centro moderato deve saper superare la fase della mera testimonianza o della mediazione notarile, trasformandosi nel motore di una proposta politica autonoma, pragmatica e fortemente orientata al futuro.
Diversamente si svilupperebbe l’habitat migliore per il fascino illusorio della retorica degli estremismi. Le forze radicali, sia a destra che a sinistra, semplificano e riducono i problemi complessi, come ad esempio la sicurezza urbana o la gestione dei flussi migratori, a slogan facili, alimentando la rabbia identitaria e il rancore sociale, trasformando, nei fatti, la frustrazione in un’energia politica distruttiva ma mobilitante.
Il cittadino esasperato non sceglie necessariamente l’estremismo per convinzione ideologica profonda, ma spesso per disperazione o come estremo atto di protesta contro un sistema percepito come sordo e immobile.
Il centro politico non è un argine per gli estremi, ma una opportunità unica per sbloccare il Paese attraverso riforme strutturali non ideologiche ed elettoralistiche: sburocratizzazione radicale, incentivi mirati alla produttività, semplificazione fiscale e investimenti strategici nelle infrastrutture materiali e immateriali, sanità pubblica, scuola e sicurezza urbana.
L’elettorato moderato cerca competenza e serietà nei conti pubblici, ma comprende che la stabilità finanziaria non basta a costruire comunità senza che si coniughi il rigore di bilancio con un forte sostegno alla crescita economica; innovazione tecnologica, transizione ecologica sostenibile (senza approcci fondamentalisti), valorizzazione del lavoro e dell’impresa.
E assieme a questi aspetti non va abbandonato il ceto medio impoverito, garantendo una crescita economica che si sposi con le opportunità per le nuove generazioni.
C’è bisogno di una politica moderata quale luogo di promozione delle competenze amministrative, dell’ascolto dei territori e della risoluzione dei problemi quotidiani dei cittadini (sanità territoriale, sicurezza partecipata, servizi efficienti), rifiutando la logica del “nemico da abbattere”.
La democrazia si difende risolvendo i problemi concreti delle persone. In caso contrario, il ciclo della polarizzazione continuerà inesorabilmente.
Se il centro moderato saprà riconnettersi e dimostrare di essere uno strumento utile ed efficiente per migliorare la vita quotidiana, gli estremisti perderanno la loro ragion d’essere e l’Italia tornerà a guardare avanti.
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