Ha sentito gridare «Aiuto!» mentre stava prelevando denaro al bancomat. Non ci ha pensato due volte: ha lasciato perdere la carta rimasta bloccata nello sportello e si è precipitato a soccorrere una donna anziana aggredita da due giovani. Protagonista della vicenda è Philip Aigbogun, 38 anni, cittadino nigeriano che lavora per la multiservice Markas, impegnata anche nei servizi alla Basilica di San Marco a Venezia.
L’episodio è avvenuto a Mestre, nei pressi di Corso del Popolo, dove una donna, appena uscita da una banca, stava raggiungendo l’auto sulla quale l’aspettava il marito. Secondo la ricostruzione riportata dal Corriere della Sera, due giovani si sarebbero avvicinati all’anziana: uno le avrebbe strappato il cellulare dalle mani, mentre l’altro si trovava nelle vicinanze.
Aigbogun ha assistito alla scena e ha deciso di intervenire. È riuscito ad afferrare uno dei due sospettati per i pantaloni, mentre l’altro è riuscito a fuggire. Ha quindi trattenuto il giovane fino all’arrivo dei militari dell’Esercito e degli agenti della Polizia di Stato, che lo hanno arrestato.
«Non potevo restare a guardare»
Il suo intervento è stato immediato, senza calcoli sulle possibili conseguenze. «Ho lasciato tutto e sono corso dalla donna che urlava», ha raccontato al Corriere della Sera, spiegando di essersi preoccupato vedendo l’anziana circondata dai due giovani. Al sospettato avrebbe anche rivolto un richiamo diretto, invitandolo a riflettere sulla gravità del gesto nei confronti di una persona così anziana. Una reazione istintiva che ha permesso di fermare uno dei presunti responsabili prima che arrivassero le forze dell’ordine.
Aigbogun si è detto inoltre sorpreso dal comportamento di chi aveva assistito alla scena senza intervenire: a suo giudizio, soltanto poche persone si sarebbero fermate per aiutare la donna.
Dall’arrivo in Italia al lavoro a Venezia
La storia di Philip Aigbogun, a cui il Corriere del veneto ha dato ampio spazio, racconta anche un percorso di integrazione costruito attraverso il lavoro. Arrivato in Italia via mare, attraverso Lampedusa, era stato successivamente trasferito al centro di prima accoglienza di Cona.
Negli anni ha svolto diversi mestieri: ha lavorato nei campi a Scorzè, nel settore del montaggio e della movimentazione delle merci e, in seguito, nell’ambito alberghiero a Venezia. Oggi ha un contratto a tempo indeterminato e una casa, mentre il suo permesso di soggiorno è valido fino al 2028.
Il suo obiettivo è continuare a costruire il proprio futuro in Italia e riuscire a ricongiungersi con la moglie, che vive ancora in Nigeria.
«Avevo un’idea. Lavorare. L’ho seguita», ha spiegato nell’intervista, sottolineando come il percorso compiuto sia stato il risultato della volontà di costruirsi una vita attraverso l’impegno quotidiano.
«Non siamo tutti uguali»
Aigbogun ha raccontato anche il significato che attribuisce al proprio lavoro nella Basilica di San Marco, luogo simbolo della cristianità veneziana. Cristiano, si dice felice di lavorare in un ambiente che sente vicino alla propria fede, pur precisando che la religione non cambierebbe il suo modo di vedere le persone.
La sua riflessione riguarda anche i pregiudizi nei confronti degli immigrati. «Dipende dall’idea con cui uno parte», ha osservato, rivendicando la possibilità di essere giudicato per le proprie scelte e per il proprio comportamento, anziché sulla base della provenienza. Il suo gesto a Mestre diventa così un esempio concreto di solidarietà e responsabilità civile: davanti alla richiesta d’aiuto di una persona in difficoltà, Aigbogun ha scelto di intervenire, mettendo da parte ciò che stava facendo.
Una decisione che ha contribuito a fermare uno dei presunti aggressori e a prestare soccorso a una donna anziana, ricordando quanto possa fare la differenza la scelta di non voltarsi dall’altra parte.
di redazione AltovicentinOnline
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