Per oltre un secolo è rimasta accanto a lui, resistendo alla guerra, all’erosione della montagna e al passare del tempo. Una piccola immagine sacra custodita in un contenitore metallico, collegata a una catenella che, 109 anni dopo, era ancora tra i resti del soldato. Forse era agganciata alla giubba o a un elemento dell’equipaggiamento. Di certo rappresentava un segno di fede e di speranza al quale quell’uomo si era affidato prima di affrontare l’assalto. Il ritrovamento è stato raccontato da ArchaeoReporter, che ha documentato con immagini e testimonianze il recupero archeologico avvenuto lo scorso agosto in una zona estremamente impervia del monte Ortigara, sul versante che precipita verso la Valsugana.

Un soldato austro-ungarico caduto nell’ultimo giorno della battaglia. Le indagini hanno permesso di stabilire che i resti appartengono a un militare dell’esercito austro-ungarico. Accanto alle ossa sono stati recuperati bottoni dell’uniforme e munizioni d’ordinanza, tra cui cartucce 8×50 Steyr. Ma l’indizio più significativo è proprio la piccola immagine della Madonna di Zell, legata alla tradizione cattolica austriaca. Un elemento che ha contribuito a riconoscere la nazionalità del soldato. Il confronto con le fonti storiche ha inoltre permesso di formulare un’ipotesi sulla sua vicenda: potrebbe essere appartenuto al 14° reggimento di fanteria austro-ungarico, impegnato nel contrattacco del 29 giugno 1917 contro le posizioni italiane del Passo dell’Agnella e di quota 2003. Sarebbe dunque caduto durante le ultime ore della battaglia dell’Ortigara.
Il recupero archeologico e il valore della memoria. L’intervento è stato condotto dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, dopo la segnalazione dell’associazione Amici della Storia di Marostica ai Carabinieri Forestali di Asiago. La posizione dei resti, esposti all’erosione del terreno, rendeva necessario un recupero tempestivo e scientificamente documentato. L’operazione anticipa i principi del protocollo d’intesa tra Ministero della Cultura e Ministero della Difesa, che punta a integrare il recupero dei caduti con le indagini archeologiche e antropologiche, per ricostruirne, quando possibile, anche l’identità. Dopo 109 anni, la montagna ha restituito non soltanto i resti di un soldato, ma un frammento della sua vita. Quella catenella arrugginita e la piccola Madonna che non poté salvarlo dalla guerra hanno permesso di riportare alla luce una storia che sembrava dimenticata.
di Redazione AltovicentinOnline
Fonte della notizia e immagini: ArchaeoReporter
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