Con la proposta di legge finanziaria presentata dal Governo Meloni “addirittura torniamo indietro”. Lo dice il presidente della fondazione Gimbe presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, oggi a Bologna per una convegno sugli investimenti in salute organizzato dalla Regione Emilia-Romagna. Il ministro della Sanità Orazio Schillaci, ricorda Cartabellotta, “aveva chiesto cinque miliardi e mezzo, le Regioni quasi sette miliardi che avrebbero mantenuto quel trend in incremento” al fondo sanitario nazionale. “Di fatto, o almeno sembra perché ancora non abbiamo visto uno straccio di testo” della legge finanziaria, “ci sono 2,4 miliardi in più, che aggiunti a quello dell’anno scorso fanno 3,4 miliardi”.
Il bonus voucher, invece, secondo Cartabellotta “non può essere cumulato all’interno del Fondo sanitario nazionale. Perché è un sussidio a parte, le cui modalità di utilizzo mi lasciano molto perplesso”. Quei voucher, osserva ancora il presidente di Gimbe, “se fossero destinati a prestazioni extra Lea potrebbero anche avere un senso, ma se invece sono destinati anche ad acquistare prestazioni che sono erogate dal servizio sanitario nazionale non va bene per nulla”.

“Oggi purtroppo i dati ci dicono che anche le regioni migliori come l’Emilia-Romagna non riescono più a garantire un’assistenza equa a tutti i cittadini”. Lo afferma il presidente della fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, aggiungendo che questo sta succedendo “perché le risorse sono troppo poche sia in termini assoluti sia rispetto alla media dei paesi europei, da cui siamo lontani circa 36 miliardi”. Ma soprattutto “ci sono grandi diseguaglianze d’accesso, per cui è inevitabile che un finanziamento pubblico insufficiente porti le regioni ad un’impossibilità di erogare l’assistenza sanitaria per garantire i diritti ai cittadini”. Quello che comincia a intravedersi anche in Emilia-Romagna, spiega Cartabellotta, oggi in Regione per un convegno appunto sugli investimenti in sanità, “è una dissociazione tra finanziamento pubblico e spesa sanitaria”.
In pratica, il Governo “immagina di spendere e prendere il 6,3% del Pil, mentre di fatto ne finanzia circa il 6%. Questo 0,3%, che corrisponde a circa sette miliardi, si scarica sulle casse delle Regioni. E le Regioni cosa possono fare? O aumentare le tasse oppure tagliare i servizi”. Secondo Cartabellotta, a seconda di come questi due strumenti vengono utilizzati dalle regioni i cittadini “possono avere più o meno disagi. Ma anche se pagano più tasse, di fatto scontano i tagli ‘invisibili’ del governo, che non si vedono perché avvengono sul Pil”. Apparentemente “in termini di miliardi il fondo sanitario aumenta sempre, però di fatto questi tagli invisibili si scaricano sui conti delle regioni e sulle tasche dei cittadini”.

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo su:
Stampa questa notizia