La Polonia è nel pieno di una grave crisi istituzionale. Il conflitto tra il primo ministro Donald Tusk, leader della coalizione di governo europeista e di centro, e il presidente della Repubblica Karol Nawrocki, vicino alla destra nazional-conservatrice del partito Diritto e Giustizia (PiS), è arrivato direttamente nella sede della Corte costituzionale di Varsavia. Nelle prime ore di sabato 31 ottobre, il presidente Nawrocki è entrato nell’edificio tra momenti di tensione e spintoni, mentre alcune persone cercavano di impedirgli il passaggio. Un episodio che ha ulteriormente aggravato una situazione già molto delicata.

Ma perché due delle più alte cariche dello Stato polacco sono arrivate a scontrarsi in questo modo? Per capirlo bisogna fare un passo indietro e spiegare cosa sta succedendo alla giustizia del Paese.

Una crisi che nasce da lontano. La vicenda ha origine nel periodo compreso tra il 2015 e il 2023, quando la Polonia era governata dal PiS, partito nazional-conservatore guidato da Jarosław Kaczyński. Durante quegli anni il governo ha modificato profondamente il sistema giudiziario, intervenendo anche sulla composizione della Corte costituzionale, l’organismo che controlla che le leggi approvate dal Parlamento rispettino la Costituzione: le riforme e alcune nomine dei giudici sono state contestate dalle opposizioni e dalle istituzioni europee, che hanno denunciato il rischio di un’eccessiva influenza della politica sulla magistratura.

Nel 2023 è arrivato al governo Donald Tusk, con una coalizione di centro e di orientamento europeista. Il nuovo premier ha promesso di ripristinare l’indipendenza dei tribunali e correggere le modifiche introdotte dai suoi predecessori. Il problema è che molte persone nominate durante i governi del PiS occupano ancora posizioni importanti nella magistratura e cambiare il sistema, quindi, si sta rivelando molto complicato. A rendere tutto ancora più difficile è stata l’elezione, nel 2025, di Karol Nawrocki alla presidenza della Repubblica,  vicino alla destra conservatrice, che si è opposto a diverse iniziative del governo, comprese alcune nomine dei giudici.

La sospensione dei vertici della Corte. Il punto di rottura è arrivato venerdì 30 ottobre. Anna Korwin-Piotrowska, giudice della Corte costituzionale, ha disposto la sospensione temporanea di Bogdan Święczkowski, presidente della Corte nominato durante il governo del PiS, e del suo vice Bartłomiej Sochański. La decisione è legata alle contestazioni sulla gestione dell’istituzione e sulle nomine dei magistrati. Secondo la giudice, la sospensione sarebbe necessaria per consentire alla Corte di funzionare regolarmente, ma i vertici dell’organismo hanno però respinto il provvedimento, sostenendo che non sia legittimo.

Si è così creata una situazione particolarmente delicata: all’interno della stessa Corte ci sono magistrati che contestano l’autorità dei propri vertici e altri che non riconoscono la validità delle decisioni prese nei loro confronti. In sostanza, non è più chiaro chi abbia effettivamente il potere di prendere decisioni all’interno dell’istituzione.

Proteste davanti al tribunale e intervento della polizia. La tensione si è rapidamente spostata anche fuori dal palazzo di giustizia. Centinaia di manifestanti vicini al PiS si sono radunati davanti alla sede della Corte costituzionale a Varsavia. Alcuni hanno tentato di superare le recinzioni e la situazione è degenerata, rendendo necessario l’intervento della polizia. Tre persone sono state arrestate e le forze dell’ordine hanno presidiato l’area. In quelle stesse ore Nawrocki si trovava in viaggio ufficiale in Senegal, ma di fronte all’aggravarsi della crisi, il presidente ha deciso di interrompere la visita e rientrare immediatamente in Polonia e, una volta tornato a Varsavia, ha raggiunto il palazzo della Corte costituzionale.

 

Nawrocki entra nella Corte tra spintoni e accuse reciproche. La mattina del 31 ottobre il presidente si è presentato nell’edificio, dove si sono verificati momenti di tensione. Le immagini diffuse dalla presidenza mostrano Nawrocki mentre riesce a entrare facendosi largo tra alcune persone che cercavano di fermarlo. Tra queste ci sarebbe stata anche la giudice Korwin-Piotrowska.

Da quel momento sono iniziate nuove accuse. Il portavoce della presidenza ha sostenuto che impedire al capo dello Stato di entrare nella Corte costituisca un reato. Di segno opposto la versione di Maciej Berek, rappresentante del governo Tusk, secondo cui il presidente avrebbe aggredito fisicamente la giudice e altri magistrati. Nawrocki ha parlato di una violazione dell’ordine costituzionale e di un tentativo di impossessarsi di un’istituzione dello Stato. Ha inoltre chiesto alla polizia di lasciare la Corte, convocando consultazioni urgenti con i rappresentanti delle forze politiche. Le due parti continuano quindi a fornire ricostruzioni opposte degli avvenimenti, mentre la tensione resta alta.

Perché l’Europa è preoccupata. Quello che sta accadendo in Polonia interessa anche l’Unione europea. Bruxelles segue da anni la situazione della giustizia polacca e ha più volte contestato le riforme introdotte dai governi del PiS per un semplice motivo: in una democrazia i giudici devono poter lavorare senza subire pressioni da parte del governo o dei partiti e la magistratura deve essere indipendente e deve poter controllare anche le decisioni di chi governa. La Corte costituzionale ha proprio questo compito: verificare che le leggi rispettino la Costituzione e impedire che il potere politico agisca al di fuori delle regole. Tusk sostiene di voler ristabilire queste garanzie. Nawrocki e il PiS accusano invece il governo di voler mettere le istituzioni sotto il controllo della propria maggioranza.

di Redazione AltovicentinOnline

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