Dagli Stati Uniti arriva una nuova sfida al Made in Italy agroalimentare. Nel mirino c’è anche l’Asiago il cui nome compare nell’elenco dei prodotti considerati ‘nomi comuni’ dal Safety Act, proposta legislativa americana confluita nel Farm Bill, la grande legge agricola statunitense. La Camera dei Rappresentanti ha approvato il provvedimento ad aprile, mentre il testo è ora all’esame del Senato: l’obiettivo è consentire ai produttori americani di utilizzare denominazioni oggi tutelate in Europa, tra cui Asiago, Parmigiano, Pecorino, Grana Padano e Prosciutto di Parma. Il rischio è che prodotti realizzati negli Stati Uniti possano essere commercializzati con questi nomi, anche sui mercati internazionali, creando confusione tra i consumatori e concorrenza alle produzioni originali.

L’allarme del Consorzio di Tutela. Il Consorzio Tutela Formaggio Asiago parla di una strategia che punta a indebolire il sistema europeo delle Indicazioni Geografiche, un patrimonio che vale oltre 25 miliardi di euro alla produzione in Italia e circa 80 miliardi in Europa. Le Indicazioni Geografiche non sono semplici marchi commerciali: tutelano prodotti legati a territori specifici, con caratteristiche e tradizioni produttive riconosciute. L’Asiago, ad esempio, può essere prodotto esclusivamente nell’area delimitata tra le province di Vicenza, Trento, Padova e Treviso.

Gli Stati Uniti sono il primo mercato estero. La questione è particolarmente delicata perché gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato di destinazione dell’Asiago esportato. Il Consorzio si prepara quindi a un importante investimento promozionale, realizzato insieme ad altri consorzi italiani, per far conoscere ai consumatori americani il prodotto originale e contrastare le imitazioni. I numeri raccontano il peso economico di questa eccellenza: l’Asiago viene prodotto da 47 caseifici e circa mille aziende agricole: ogni anno si realizzano oltre 1,6 milioni di forme, pari a 22.500 tonnellate, commercializzate in 52 Paesi oltre all’Italia. Nel 2025 il fatturato alla produzione ha raggiunto 181 milioni di euro, con una crescita del 16,6% rispetto all’anno precedente. Le esportazioni superano i 13 milioni di euro.

La difesa dell’identità italiana. La partita non riguarda soltanto un nome sulle etichette, ma il valore economico, culturale e territoriale di una produzione che rappresenta una parte importante dell’identità veneta. La posizione del Consorzio, espressa a Il Corriere del Veneto, è chiara: si potranno anche imitare i nomi, ma non il legame autentico tra un prodotto e il territorio in cui nasce. Perché l’Asiago non è soltanto un formaggio, ma il risultato di una storia produttiva e di una tradizione che affondano le radici nel territorio.

di Redazione AltovicentinOnline

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