RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

 

Buongiorno redazione,

sono la mamma di un giovane thienese che ha voluto partecipare alla manifestazione di venerdì sera a Thiene e che era stato anche a quella della stessa mattina a Schio.

Non metto il mio nome perché so già che verrei coperta di insulti, ma voglio sottolineare che io e mio marito siamo italianissimi, nati e cresciuti in Veneto.

A casa abbiamo seguito in televisione e sui social le proteste in tutta Italia, ma anche in Francia. Le ragioni della mobilitazione, a partire dal caro vita, sono state motivo di dibattito in famiglia, a tavola e sul divano, soprattutto con i nostri figli. Il più grande è universitario, il più piccolo frequenta la scuola superiore. Ne abbiamo parlato veramente tanto e abbiamo affrontato anche il tema di queste cosiddette generazioni, descritte come figli di musulmani che non vogliono integrarsi.

Leggo i commenti sotto i vostri articoli e, sbirciando nei profili social di chi li scrive, vedo che si tratta spesso di genitori. A parte il fatto che alcuni non sanno scrivere nemmeno un italiano da scuola elementare, mi chiedo in quale realtà vivano.

I miei figli hanno amici con genitori stranieri. Escono insieme, studiano insieme, vanno al cinema, vengono qui a casa e comunicano benissimo, sebbene appartengano a religioni diverse. Non sono tutti islamici estremisti. Sono ragazzi che, in alcuni casi, sono diventati anche cattolici; qualcuno ha smesso di essere musulmano. Le ragazze con genitori marocchini o tunisini parlano perfettamente italiano, non indossano il velo, si fidanzano e hanno storie d’amore. Partono per brevi vacanze e spesso noi genitori ci organizziamo a turno per andare a prenderli.

Ma questi commentatori, in quale società vivono? Questi ragazzi di seconda generazione spesso sono nati in Italia, frequentano l’università e hanno il sogno di diventare medici o ingegneri, di costruirsi un futuro nella nostra società. Alcuni hanno anche svolto lavori stagionali: hanno fatto i bagnini negli stabilimenti balneari, oppure hanno lavorato in villaggi turistici e alberghi.

Soprattutto, non sono né terroristi né ragazzi con progetti di radicalizzazione. Hanno spesso più rispetto delle donne di quanto ne dimostri qualche giovane italiano che controlla il telefonino della fidanzata di turno e non vuole che indossi la minigonna.

Tornando ai commenti sotto i vostri articoli, mi chiedo perché chi ha manifestato venerdì sera debba essere insultato solo perché sensibile al tema di Gaza.

Noi siamo stati tante volte in Africa a visitare i villaggi poveri e abbiamo fatto solidarietà lì, così come continuiamo a farla qui in Italia per aiutare le persone italiane in difficoltà.

Questa lettera nasce dalle riflessioni maturate durante tanti giorni di confronto con i miei figli, che venerdì sera hanno preferito scendere in piazza a Thiene, quando avrebbero potuto andare al cinema, in discoteca o a cena con gli amici.

Mi chiedo perché debbano meritare il disprezzo degli utenti della rete solo per aver espresso la propria sensibilità, attraverso la partecipazione a una manifestazione. Mi riferisco a chi esprime razzismo senza conoscere un mondo sempre più aperto, sempre più globalizzato e sempre più bisognoso di una seria integrazione.

Ho amici imprenditori che mi dicono che chiuderebbero le fabbriche se non avessero a disposizione magazzinieri, operai ed elettricisti stranieri, figure professionali ormai introvabili.

Prendo le distanze e condanno fermamente i disordini avvenuti a Milano. Chi spacca le vetrine e trasforma una manifestazione in un’occasione di violenza non rappresenta chi vuole far sentire le proprie ragioni: quelli sono teppisti e delinquenti che meritano punizioni esemplari.

Non neghiamo che esistano gruppi di stranieri che non vogliono integrarsi e che sia assurdo che, dopo tanti anni trascorsi in Italia, alcune persone non conoscano la nostra lingua. Siamo anche d’accordo sul fatto che per chi ruba e spaccia debbano esserci conseguenze, compreso il rimpatrio nel Paese d’origine.

Ma da qui a considerare tutti gli stranieri esseri inferiori, fino ad arrivare ai commenti d’odio che leggo sulla vostra pagina Facebook, agli insulti e al razzismo espresso con parole che non lasciano spazio a dubbi, ce ne passa.

È inammissibile. Mi vergogno di essere italiana quando leggo certe frasi omofobe e cariche di odio, che non fanno onore a un Paese civile.

Come siamo arrivati a questo?

M.L.M., Thiene

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