Il governo ha deciso di impugnare la legge sul fine vita del Veneto ma il ministro per gli Affari regionali e le autonomie, il leghista Roberto Calderoli, ha dichiarato la propria contrarietà votando di conseguenza. Il motivo, a quanto si apprende, è la difesa della posizione del Veneto, il cui presidente è il leghista Alberto Stefani. Nel corso del dibattito di oggi in Consiglio dei ministri, il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha fatto mettere a verbale, a nome della delegazione di Forza Italia, la necessità di un intervento legislativo del Parlamento. Per Forza Italia, infatti, viene riferito, una materia tanto delicata deve essere disciplinata dalle Camere attraverso una normativa nazionale che eviti il proliferare di leggi regionali, anche in contrasto tra loro, e dia attuazione alle indicazioni della Corte costituzionale.
ZAIA: RISPETTO CDM, ASPETTIAMO SERENI VERDETTO CONSULTA
“Rispetto pienamente la decisione assunta oggi dal Consiglio dei ministri di impugnare la legge veneta sul fine vita. È una prerogativa costituzionale del Governo, che ha il diritto di rivolgersi alla Consulta quando ritiene che una norma regionale presenti profili di incostituzionalità. Come d’altronde è pienamente legittimo che i rappresentanti della Lega in Consiglio dei ministri non abbiamo partecipato al voto”. Così il residente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, commenta la decisione del Consiglio dei ministri di impugnare la legge regionale sulle procedure per l’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito, approvata dall’Assemblea legislativa veneta lo scorso 2 settembre. Che Zaia rivoterebbe: “Personalmente, rivendico con convinzione la scelta compiuta dal Consiglio del Veneto, che ho personalmente sostenuto e votato. Una scelta di responsabilità, di rispetto delle sentenze della Corte costituzionale e, soprattutto, di attenzione ai cittadini e alla loro libertà. Abbiamo voluto dare regole certe a situazioni già previste dal nostro ordinamento, evitando di lasciare soli i pazienti, le loro famiglie e i medici davanti a decisioni di straordinaria delicatezza”. Ora l’impugnazione “rappresenterà un’ulteriore occasione di approfondimento giuridico”. La Corte costituzionale si è già espressa sulle normative di Toscana, Emilia-Romagna e Sardegna, “chiarendo anche gli spazi entro i quali possono intervenire le Regioni” e ora lo farà su quella veneta: “Attendiamo con serenità convinti della serietà del lavoro svolto e della volontà di rispettare pienamente il quadro costituzionale.
Oltre il giudizio di costituzionalità sulle leggi delle Regioni, “credo che il vero problema sia un altro, e che non possa essere attribuito a questo Governo o a una singola maggioranza politica: l’Italia trascina da troppi anni un vuoto legislativo sul fine vita che nessun Parlamento non è ancora riuscito a colmare”. Lo mette in chiaro Luca Zaia, presidente del Consiglio regionale del Veneto, nel giorno della impugnazione della recente legge veneta. Zaia era arrivato a un passo dal risultato anche quando era governatore, ma quel tentativo naufragò all’ultimo in aula. Ora la legge c’è, ma viene impugnata e Zaia torna a dire che il punto è che serve una norma nazionale. Dalla vicenda nel 2009 di Eluana Englaro, morta dopo 17 anni in stato vegetativo, passando nel 2019 per la sentenza su Dj Fabo (la Corte costituzionale individuò quattro condizioni rigorose per la non punibilità dell’aiuto al suicidio: una patologia irreversibile, sofferenze fisiche o psicologiche giudicate intollerabili, la dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e la piena capacità di prendere decisioni libere e consapevoli), sono passati 17, si sono succeduti Governi e maggioranze di orientamento diverso, “ma una legge nazionale ancora non c’è. Ecco perché non considero questa una battaglia tra destra e sinistra. Su questioni così profonde le sensibilità attraversano tutti gli schieramenti, perché prima delle appartenenze politiche vengono le coscienze individuali. Il punto non è stabilire chi abbia ragione sul piano morale, ma assumersi la responsabilità di dare al Paese una disciplina chiara, rispettosa della dignità della persona e capace di garantire le necessarie tutele, a cominciare dalle cure palliative e dalla protezione delle persone più fragili”.
Dunque Zaia si augura che questa nuova vicenda costituzionale “diventi anche uno stimolo per il Parlamento ad affrontare finalmente il tema, senza altri rinvii. Il Parlamento trovi la forza e il coraggio di intervenire, approvando una legge che dia finalmente risposte concrete a queste persone malate, alle loro famiglie e a chi ogni giorno le accompagna in un percorso di sofferenza”. Le Regioni “non possono essere lasciate sole a rispondere a pazienti terminali che in virtù della sentenza della Corte hanno il diritto di gestire il loro fine vita e quindi di avere una risposta dal sistema sanitario regionale”. E, conclude, “mi auguro che, quando si parla di ‘fine vita’, prevalga un approccio liberale e non liberticida”. Uno Stato liberale, continua “deve saper rispettare le convinzioni di tutti, comprese quelle di chi compie scelte che personalmente non condividiamo. La libertà di coscienza deve valere tanto per chi è favorevole quanto per chi è contrario, senza che le convinzioni degli uni diventino imposizioni per gli altri. È questa, a mio giudizio, la responsabilità di una politica moderna e di un Paese che voglia davvero mettere al centro la dignità e la libertà dei propri cittadini”.
PRO VITA: BENE GOVERNO CONTRO LEGGE VENETO, IMPUGNI ANCHE UMBRIA
Bene ha fatto il Governo a impugnare la legge regionale del Veneto sul suicidio medicalmente assistito, come chiesto da Pro Vita & Famiglia sin da quando la legge fu approvata a inizio settembre e nell’ultimo sit-in a Verona. Non solo è una norma profondamente disumana, che rischia di spingere alla morte migliaia di pazienti fragili, anziani e persone sole, ma è incostituzionale ed è un tradimento da parte dell’amministrazione di centrodestra guidata da Alberto Stefani che, sulla chiara e netta spinta di Luca Zaia, ha provato a intraprendere una strada radicale e per questo lontana dalla volontà degli elettori veneti”. Così Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia, commenta il ricorso dinanzi alla Corte costituzionale, deliberato dal Consiglio dei ministri, contro la legge sul fine vita del Veneto. “Ora- prosegue Brandi- ci aspettiamo che il Governo faccia lo stesso con la simile norma sul fine vita approvata dall’Umbria lo scorso 22 ottobre e, a livello nazionale, investa sulle cure palliative e sull’assistenza per i milioni di cittadini malati, disabili e family caregiver che ne hanno diritto”.
Dire
Stampa questa notizia




