“Gli imprenditori i lamentano da tempo che non trovano forza lavoro, ma non ci dicono con quale retribuzione assumono e non ci dicono l’inquadramento”.

Cgil Vicenza commenta le dichiarazioni apparse negli ultimi giorni da parte di molti imprenditori, che hanno in più occasioni ribadito che il mondo del lavoro ha bisogno di personale e quel personale non si trova e in alcune occasioni hanno anche tirato in ballo il reddito di cittadinanza definendolo uno dei motivi per i quali i giovani rimangono senza impiego.

Ma i sindacati la pensano diversamente e attraverso Marina Bergamin, del dipartimento mercato del lavoro Cgil Vicenza, motivano il loro pensiero: “Il mercato del lavoro si sta muovendo, lentamente e a macchia di leopardo, ma si sta rimuovendo. Molte associazioni datoriali lamentano di non trovare il personale di cui hanno bisogno. Noi crediamo necessarie alcune riflessioni e alcune proposte. Gli ultimi dati di Veneto Lavoro sul vicentino ci dicono che siamo lontani dai numeri pre-pandemia. Che il 74% dei contratti è a termine o in somministrazione e il 28% a part-time, spesso involontario, molto femminile. Non ci dicono con quale retribuzione vengono assunte queste persone. Noi sappiamo che i livelli di inquadramento in entrata sono sempre molto bassi. Sappiamo che c’è un po’ di lavoro irregolare, soprattutto nel terziario, e qualche stage o ‘lavoro a chiamata’ di troppo. Sappiamo che cominciano ad affacciarsi i ‘contratti pirata’, ovvero contratti firmati da parti sociali improvvisate e sfavorevoli ai lavoratori. Non sarà questo mix di condizioni a rendere difficile il reperimento di manodopera giovane e qualificata? C’è poi un dato demografico che nessuno può disconoscere: il numero dei giovani non si inventa, si può investire per il futuro con politiche adeguate. Il numero dei giovani che lasciano il Veneto è invece nelle nostre mani ed é in crescita: 247.900 ragazzi tra i 15 e i 34 anni dal 2009 al 2018 hanno abbandonato la nostra Regione non solo per andare all’estero, ma anche semplicemente in Lombardia o in Emilia Romagna dove trovano condizioni di lavoro più appetibili (Fondazione Moressa): dice nulla il dato? Lo ammette sommessamente anche Federmeccanica con il suo nuovo neo presidente Visentin, che richiama alla necessità di avere aziende più strutturate, con migliori margini, con maggior coinvolgimento dei lavoratori e migliori salari. Noi siamo d’accordo. A parer nostro serve puntare molto di più sulla qualità del lavoro. Serve formazione permanente, ricordando che ‘transizione digitale’ e transizione verde’ (obiettivi del PNRR) possono lasciare sul campo molte vittime. E serve puntare sulla riqualificazione: i lavoratori in esubero da aziende in crisi devono essere accompagnati verso le aziende che cercano. I Centri per l’impiego, le agenzie per il lavoro e le politiche della Regione Veneto dovrebbero essere pensati con questi obiettivi. Da ultimo – hanno concluso da Cgil Vicenza – nella nostra Provincia c’era un efficace Commissione provinciale per il lavoro e la formazione. Svuotata la Provincia, passate le competenze alla Regione su entrambe le materie, abbiamo cercato con le unghie e con i denti di tenerla viva. Come sindacato ci crediamo. Sarebbe il luogo dove una rete di soggetti competenti potrebbe ragionare di politiche attive del lavoro e del famoso mismatch, al fine di superarlo. Lanciamo pertanto un appello al Presidente della Provincia e al Consigliere delegato al lavoro: non abbandonate quel tavolo, ridategli vita, riconvochiamoci e progettiamo. Intercettando le risorse che ci sono e che rischiamo magri di perdere. Vicenza non se lo meriterebbe”.

di Redazione Altovicentinonline

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