Per rendere il Veneto più attrattivo per studenti, ricercatori e giovani laureati, e favorirne la permanenza e il rientro, Regione e Università firmano oggi ‘Stay Veneto-Strategies for Talent Attraction and Youth: per l’attrattività, l’innovazione e lo sviluppo del sistema della conoscenza e dei talenti’. E’ l’intesa che dà forma a un percorso avviato a gennaio, con il primo incontro tra il presidente della Regione Alberto Stefani e i vertici degli Atenei. Da oggi si passa ai fatti: con le quattro Università venete “mettiamo attorno allo stesso tavolo, in modo stabile, chi forma i talenti e chi li accoglie, chi fa ricerca e chi ha bisogno di ricercatori, per costruire un Veneto in cui un giovane trovi una ragione concreta per restare, o per tornare. In un contesto segnato dalla contrazione demografica, dalla riduzione delle giovani generazioni e della popolazione in età lavorativa, la capacità di valorizzare le persone già formate, trattenere talenti e attrarne di nuovi rappresenta una condizione sempre più rilevante per la competitività e lo sviluppo regionale”, afferma Stefani. E ringrazia Ca’ Foscari, l’Università di Padova e di Verona e lo Iuav di Venezia perchè “senza il loro contributo questo percorso non esisterebbe”. Il protocollo firmato oggi individua quattro ambiti di interesse comune: l’orientamento in entrata e in uscita, fondato su una base informativa condivisa sugli esiti occupazionali dei laureati; l’innovazione, con la mappatura e la presentazione periodica al sistema economico dei brevetti e degli altri risultati trasferibili della ricerca; una rete regionale delle infrastrutture di ricerca aperta anche alle imprese; l’attrazione e la permanenza dei talenti, anche dall’estero. A questi si aggiungono tre linee di azione sperimentali: Progetto di vita, Innovazione e Abitare.
Con il protocollo firmato oggi parte “una collaborazione stabile”, dice l’assessore regionale alla Formazione e Istruzione Valeria Mantovan spiegando: la qualità della formazione è “fondamentale, ma da sola non basta a far scegliere il Veneto. Contano la casa, la mobilità, la salute, i servizi e la prospettiva di un lavoro. Con la contrazione demografica che abbiamo davanti, valorizzare chi si forma qui, trattenere i talenti e attrarne di nuovi, anche dall’estero, è una questione di sviluppo per tutta la regione. Per questo, tra le prime linee di azione, ci sono Progetto di vita e Abitare: accompagnare i giovani nel passaggio dopo gli studi e rendere più facile restare nei poli universitari veneti”. E il Tavolo servirà a mettere a sistema ciò che già esiste, a renderlo più visibile e accessibile e a capire, insieme agli Atenei e agli Esu, dove restano bisogni scoperti. Per il percorso condiviso sono indicati 30 milioni di euro di risorse regionali. Circa 10 milioni riguardano il Progetto di vita, una misura sperimentale pensata per accompagnare i giovani che scelgono di restare in Veneto nelle prime fasi di autonomia. Altri 20 milioni sono indicati per dottorati industriali, assegni e borse per giovani ricercatori e i progetti di ricerca applicata tra Atenei e imprese, compresi proof of concept e prototipi. In particolare, “i dottorati industriali rappresentano un eccellente percorso di ricerca costruito a partire dai fabbisogni di innovazione delle imprese”, evidenzia Stefani. “La competitività di un territorio si gioca oggi sulla capacità di trasformare la ricerca in impresa, e le imprese in luoghi dove i ricercatori vogliono lavorare”, afferma l’assessore regionale allo Sviluppo economico Massimo Bitonci.
Con uil protocollo “mettiamo in fila gli strumenti: la mappatura di brevetti e competenze delle Università, il primo momento di incontro tra Atenei e imprese per far dialogare i risultati della ricerca con i fabbisogni tecnologici, i dottorati industriali, gli assegni, i progetti di ricerca applicata”, aggiunge Bitonci. “Regione e Università scelgono di guardare insieme al futuro del Veneto e lo fanno nella consapevolezza che il futuro di un territorio dipende sempre più dalla qualità della conoscenza che è capace di produrre, attrarre e trattenere”, dichiara il rettore di Ca’ Foscari, Marco Sgarbi. Di fronte a “trasformazioni profonde che nessuna istituzione può affrontare da sola e che richiedono una visione condivisa e di lungo periodo”, il ruolo dell’università “cambia e si amplia: formare bene i giovani resta il nostro compito fondamentale, così come contribuire a creare nel territorio le condizioni perché quei giovani possano realizzare qui le proprie ambizioni. L’altra metà consiste nel generare opportunità, sostenere la nascita di nuove imprese, rafforzare la capacità di innovazione di quelle esistenti, accompagnare le istituzioni nelle scelte strategiche con dati, analisi e competenze”. E’ la “prima volta” che Atenei e Regione “si riconoscono in una strategia comune su questioni decisive per il futuro del territorio”, evidenzia Daniela Mapelli, rettrice dell’Università di Padova. Chiara Leardini, rettrice dell’Università di Verona rimarca sull’obiettivo “che ci accomuna: attrarre giovani e persone di valore, valorizzarne le capacità e, soprattutto, creare le condizioni perché scelgano di costruire qui il proprio futuro”. Per lo Iuav il Protocollo è “l’occasione per mettere in rete una cultura del progetto ‘che da sempre integra competenze tecniche, scientifiche e umanistiche”, indica il rettore Benno Albrecht.
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