‘Ho sempre sotto agli occhi quella scritta, ‘Ermes libero’, che un suo sostentore ha dipinto davanti al deposito di Mattielli lungo la strada a Scalini di Arsiero. Se penso a come adesso sia diventata una macabra realtà, e non certo grazie alla giustizia italiana, mi vengono i brividi’.

A parlare è Maurizio Colman, amico di Mattielli da molti anni, che spesso si fermava per un breve saluto, o anche per scambiare due parole su come andavano le cose. Colman, che con Mattielli aveva partecipato da pochi giorni ad una cena della Lega Nord con Matteo Salvini, è amareggiato per la conclusione di questa vicenda che ha scritto la parola ‘fine’ a una storia umana fatta di coraggio e determinazione. Ma proprio quando la parola ‘fine’ non doveva essere scritta.

 

‘Solo pochi giorni fa – ha detto Colman – avevamo io ed Ermes parlato di come vivesse la sua situazione. Nelle sue parole si sentiva la fierezza di chi sa di essere vittima di uno Stato che sta dalla parte dei ladri, ma che non si rassegna e vuole combattere. Mattielli non aveva niente, se non delle proprietà dal valore pressocchè nullo, lungo una strada trafficata. Viveva con poco, ricordo che non aveva neanche quasi voglia di mangiare, tanto era abituato a vivere in povertà. Ed uso la parola povertà non a caso, perché era insieme una scelta di Ermes e una necessità per poter portare lo scudo della propria dignità. Non avendo niente, non poteva perdere niente, e di questo aveva fatto la sua bandiera che portava con fierezza di fronte a tutti’.

 

ermes libero 2

‘Mi piace ricordarlo – ha concluso l’ex sindaco di Piovene Rocchette – non come una vittima rassegnata, ma come un combattente. Ermes non ha combattuto solo per sè, ma anche per ciascuno di noi. E di questo tutti lo devono ringraziare’.

 

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