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Thiene. Venetisti ‘non graditi’ alla Festa dei Popoli

Alla Festa dei Popoli che si è svolta  al parco di Villa Fabris e che avrebbe dovuto sancire l’unione tra le varie comunità che compongono la società  odierna si è verificato un atto decisamente stravagante: i padroni di casa, cioè coloro che volevano rappresentare la comunità veneta, sono stati cacciati per timore di atti di violenza. Un paradosso a dir poco scioccante per un gruppo di persone che si sono presentate sbandierando con orgoglio la bandiera di San Marco, simbolo del Veneto, e che si sono visti sbattere il cancello in faccia e sono stati invitati ad allontanarsi.

 

La motivazione? L’organizzazione non ha giustificato la cosa ma si è limitata a far intendere il timore di atti di rappresaglia.

 

Un gesto assurdo e vergognoso – ha commentato un rappresentante di Veneto Stato – e violento nei confronti di chi voleva solamente unirsi alle rappresentanze dei vari popoli del mondo con la bandiera veneta a significare uno spirito di fratellanza e solidarietà verso ogni nazione’.

 

Sicuramente una delle peggiori forme di razzismo è il razzismo di chi si vanta di essere anti-razzista, salvo poi discriminare proprio la terra che l’ha visto nascere e la gente con cui è cresciuto. Un paradosso puro, dovuto forse all’ingenuità di chi ha organizzato una festa così importante come se fosse un semplice ‘party del volemose bene che semo tutti bravi’. Ma la Festa dei Popoli non può essere solo questo e il rispetto per le culture e le tradizioni passa anche dal rispetto per il proprio paese. Perché festeggiare usi e costumi del mondo in casa nostra e poi temere la guerra nel salotto di casa? Perché accettare senza battere ciglio che alcune comunità, come quella cinese, rimangano fuori dalla Festa dei Popoli per manifestato disinteresse ad entrare a fare parte della società?

 

Questi episodi sono estremamente tristi – hanno commentato da Veneto Stato – che dimostrano un’inspiegabile avversità nei confronti di chi vuole essere solamente rappresentante della sua terra’.

 

 

 

Anna Bianchini