Non serve aspettare una piena per capire che qualcosa non va. Basta guardarlo così com’è oggi. Nel tratto dell’Astico tra Sarcedo e Fara Vicentino, il torrente è da mesi ridotto a un letto asciutto. E proprio l’assenza dell’acqua rende ancora più evidente ciò che sta accadendo: una vera e propria ‘foresta’ sta conquistando l’alveo. Piante che crescono alte, con fusti che arrivano a misurare anche diversi metri. Cespugli. Erbacce. Vegetazione spontanea che avanza, occupando progressivamente quello che dovrebbe essere il letto di un torrente.

Un letto che scompare sotto la vegetazione
L’Astico, in questo tratto, appare sempre più come un grande greto abbandonato. Dove dovrebbe esserci spazio per il deflusso delle acque, quando arriveranno, si moltiplicano invece piante e arbusti. Non è soltanto una questione estetica. La vegetazione che cresce indisturbata nell’alveo racconta soprattutto quanto a lungo sia mancata una gestione ordinaria del corso d’acqua. Poi ci sono le pietre. Tante, con cumuli e cumuli di ghiaia  che si sono depositati lungo il letto, trasportati verso valle dalla forza dell’acqua.

Il paradosso dell’Astico
Un alveo occupato dalla vegetazione e ingombrato dai sedimenti non si può giudicare soltanto guardandolo quando è asciutto. La domanda è cosa accadrà quando l’acqua tornerà a occupare quello spazio. Oggi il torrente sembra quasi aver smesso di essere un torrente: al suo posto c’è un paesaggio fatto di ghiaia, tronchi, arbusti e piante alte anche diversi metri. Una vegetazione che continua a crescere indisturbata, conquistando progressivamente il letto. Il punto, allora, non è soltanto ciò che si vede oggi, ma ciò che potrebbe accadere domani. Si interverrà prima che l’acqua torni a fare sul serio, o bisognerà aspettare la prossima piena per accorgersi che l’Astico ha bisogno di spazio?

Paola Viero

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