Una volta quell’acqua portava vita e lavoro. Oggi, nel vicolo del Malcantone, la roggia di Thiene restituisce un’immagine di incuria dove, a quanto pare, il somigliare ad una palude è il minore dei mali. Testimonianze di chi vive in zona parlano di topi e pezzi di polistirolo, mentre in questi giorni nelle loro cassette della posta arriva puntuale il bollettino del Consorzio Alta Pianura Veneta, con il canone di manutenzione da pagare.

“Se fosse un servizio privato mi rifiuterei di pagare perché palesemente il lavoro appaltato non è stato effettuato, ma trattandosi di uno dei migliaia di Enti pubblici esistenti in Italia, spesso inutili, quasi sempre mal funzionanti, costosi e burocratizzati, sarò costretto o a pagare per evitare sanzioni e interessi” sbotta uno dei residenti, sul social cittadino ‘Sei di Thiene se…’.

L’immagine della Roggia in questi giorni è il simbolo amaro di un degrado che colpisce non un semplice fosso, ma un luogo che appartiene alla storia di Thiene. Perché quella roggia, oggi soffocata da vegetazione e acqua stagnante, nasce da una decisione che risale addirittura al 1279, quando il conte Beraldo cedette ai Comuni di Thiene e Zanè parte delle acque del Timonchio, in territorio di Santorso, affinché venisse scavato un canale capace di portare l’acqua fino alla città. In cambio chiese la costruzione di tre poste da mulino. Due anni dopo, nel 1281, la roggia era completata. E fu una svolta epocale. Quelle acque permisero la messa a coltura di nuove terre e favorirono lo sviluppo di attività artigianali e produttive: laboratori per la lavorazione della lana, della seta e della canapa, ma anche tintorie, segherie e concerie. La Roggia diventò così il motore della crescita economica e industriale di Thiene, il cuore pulsante di una comunità costruita attorno alla forza dell’acqua. E proprio vicino al salto d’acqua del Malcantone sorgeva anche la ruota del Lanificio Ferrarin, fondato nel 1850: simbolo di un’epoca industriale.

Oggi, però, la sensazione è esattamente opposta: quella di un patrimonio lasciato lentamente andare alla deriva. La manutenzione della Roggia dovrebbe essere competenza del Consorzio Alta Pianura Veneta, lo stesso ente che proprio in questi giorni ha inviato ai cittadini le richieste di pagamento del contributo annuale. Ma mentre i bollettini arrivano puntuali, alghe, vegetazione incontrollata e acqua stagnante raccontano un’incuria che, davanti a un luogo così simbolico per la storia di Thiene, non dovrebbe nemmeno esistere.

di Redazione AltovicentinOnline

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