di Nicola Perrone

Narrano le cronache dei media americani che scoppiò una vera e propria lite, fino al punto che il Capo delle forze armate americano si rifiutò di darglieli. E meno male diciamo noi: Alla fine qualcuno con la testa a posto, che ragiona, si trova comunque da quelle parti. Un’altra volta il Presidente Trump fu fatto uscire  forza dalla stanza dove i militari stavano coordinando l’azione di salvataggio e recupero del pilota abbattuto in Iran. Anche in quell’occasione Trump era così fuori controllo che si è corso il rischio di veder fallire la missione.

Nelle ultime ore, ai rilievi critici del Wall Street Journal sul suo operato, il presidente Trump se n’è uscito dichiarando che “nessuno mi considera un fesso”, che in Iran la vittoria è vicina, che se non accetteranno tutte le sue condizioni il paese verrà raso al suolo. Il problema, di cui ogni giorno si dibatte in quasi tutti i media americani, è se il Presidente Trump sia in grado, mentalmente parlando, di svolgere il suo dovere. Prima di tutto nell’interesse degli Stati Uniti.

In America si comincia a definire il paese uno ‘Stato psicotico’, dove a qualsiasi livello dell’amministrazione nessuno è più in grado di valutare se una decisione presa di mattina resterà tale o, come spesso accade ormai, non cambierà più volte fino a sera. Tre ‘ministri’ del governo se ne sono già andati, altri super funzionari presentati a suo tempo da Trump come degli essere super intelligenti e preparati, sono stati da lui cacciati in malo modo. I Repubblicani, che già pensano alle prossime elezioni di novembre, guardano ai sondaggi sul crollo del gradimento del loro leader e con terrore cominciano a pensare che presto dovranno sloggiare, tornare al paesello e ricominciare a zappare la terra. Un miracolo Trump, che più e più volte si ritrae come Gesù o come colui che dispensa miracoli facendo incavolare tutte le Chiese del mondo,  comunque lo ha fatto.

Come osserva Marcello Veneziani, fine politologo non certo di sinistra: “Il miracolo di Trump- ha scritto- è di aver messo d’accordo tutti, destra e sinistra, conservatori e progressisti, cattolici e protestanti, cristiani e laici, nel considerarlo pericoloso e nocivo per l’America e per il mondo intero”. Alla fine, Veneziani si augura si trovi il modo “per fermarlo o neutralizzarlo prima che sia troppo tardi… forza mandatelo a casa”. Per non parlare della fine che hanno fatto i dazi imposti al mondo e che Trump, armato di lavagna, un anno fa in conferenza stampa mondiale annunciò.

Ebbene, dopo alcuni ricorsi da parte di aziende americane penalizzate nel loro export con la sentenza dell’Alta corte che li cassò giudicando la misura illegale, è di queste ore la notizia che il Governo americano sta trattando con tutti i penalizzati che dovranno avere la bellezza di 160 miliardi di dollari compresi gli interessi maturati. Un fallimento cosmico, che ancora di più mette in dubbio la capacità di governo del presidente e di quanti servilmente obbediscono alle sue astrusità.

Intanto c’è già chi da tempo pensa a far soldi, ad approfittare dell’inquilino della Casa Bianca per farsi approvare i progetti. Peter Thiel e Alex Karp, capi di Palantir, nemmeno si vergognano di mettere nero su bianco quello che hanno in mente, quello che stanno riuscendo a realizzare grazie ad altri matti che comandano. “L’Occidente – affermano- deve armarsi con l’intelligenza artificiale senza esitazioni etiche. Il pluralismo inclusivo è un lusso che indebolisce.

Certe culture producono meraviglie, altre sono regressive e dannose”. Il loro manifesto di guerra è composto di 22 punti che con i loro mezzi stanno propalando in tutto il globo. E fioccano i contratti: a partire dai 10 miliardi dell’esercito americano per l’acquisto dei loro servizi tecnologici nell’arco di dieci anni. Non ci resta che… pregare. In primo luogo Papa Leone XIV, americano, che ha già dimostrato più volte di non temere Trump e che nel mondo tutti guardano con rispetto. Un Papa che si è messo di traverso, con parole precise e lungimiranti, rispetto a quanti vogliono imporre solo guerra e odio.

Parlando in Camerun, durante il viaggio in Africa, Papa Leone ha detto: “Quando la simulazione diventa la norma, indebolisce la capacità umana di discernimento. Di conseguenza i nostri legami sociali si chiudono su sé stessi, formando circuiti autoreferenziali che non ci espongono più alla realtà. Finiamo così per vivere dentro bolle, impermeabili le une alle altre. Sentendoci minacciati da chiunque sia diverso da noi, ci disabituiamo all’incontro e al dialogo. In questo modo si diffondono conflitti, paura e violenza. La posta in gioco non è soltanto il rischio di errore, ma una trasformazione nel nostro stesso rapporto con la verità”. Parole sante.

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